Padre comboniano accusato di aver svuotato casse della comunità religiosa di 90mila euro

Nel gennaio del 2014 aveva raccontato di essere stato vittima di una brutale rapina. Da quella vicenda, emersero lati oscuri che lo portarono ad essere indagato per falso. Il caso fu poi archiviato, ma ora spuntano nuovi guai e l'accusa di appropriazione indebita aggravata

Il 16 gennaio 2014 aveva raccontato di essere stato vittima di una violenta rapina: qualcuno lo aveva accoltellato all'addome sul lungargine Zanon a Pontevigodarzere, rapinandolo del marsupio contenente denaro e telefono cellulare. Ma quella testimonianza era apparsa sin da subito nebulosa e piena di punti oscuri agli investigatori della squadra Mobile, tant'è che l'uomo, padre comboniano di 60 anni, era finito indagato per false dichiarazioni e favoreggiamento. Da quella vicenda erano emerse varie incongruenze, inoltre era rimasto dubbio il legame particolare che legava il missionario a due donne nomadi. Il caso era stato archiviato, ma, per il religioso, i guai non sono finiti: come riportano i quotidiani locali, il padre è ora accusato di appropriazione indebita ggravata. L'inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Federica Baccaglini, che gli ha notificato la chiusura delle indagini e si appresta a chiederne il rinvio a giudizio.

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LA NUOVA INCHIESTA. La nuova inchiesta è iniziata nel 2015, quando il padre responsabile dell'istituto religioso dei comboniani di via San Giovanni di Verdara ha denunciato un ammanco nelle casse dell'Iistituto di circa 90mila euro, indicando come presunto responsabile proprio il religioso vittima della rapina del 16 gennaio 2014. Era lui, infatti, tra il 2010 e il 2013 (anni in cui sarebbero spariti i soldi) l'economo della comunità religiosa, l'unico a poter mettere mano alle casse. Se è stato possibile risalire al "buco" di 90mila euro, resta un mistero dove sia stato depositato o speso il denaro.

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