Proteggere l'udito contro la depressione e la demenza: l'importanza della prevenzione

In Italia su 7 milioni di persone con un calo uditivo, ben 5 milioni non utilizzano un apparecchio acustico, esponendosi così al rischio di perdita di autonomia e indipendenza

Mangiare, vestirsi e fare la doccia. Attività che tutti compiono durante la propria giornata, ma che con un calo dell’udito non trattato possono diventare veri e propri ostacoli. Secondo uno studio internazionale che sarà presentato al Parlamento Europeo in occasione del World Hearing Day 2018, una perdita di udito non curata può infatti far aumentare del 28% il rischio di non riuscire a svolgere le attività quotidiane più semplici. Inoltre, il mancato uso di protesi acustiche accresce la probabilità di demenza (+21%) e, negli uomini, di depressione (+43%). Nonostante i rischi legati al mancato trattamento dei problemi di udito, sono troppo poche le persone che utilizzano soluzioni acustiche. In Italia, ad esempio, su 7 milioni di persone con un calo uditivo, ben 5 milioni non utilizzano un apparecchio acustico, esponendosi così al rischio di perdita di autonomia e indipendenza.

La Giornata Mondiale

“Hear the future... and prepare for it” è il tema del World Hearing Day di sabato 3 marzo. Al centro del dibattito, dunque, la prevenzione per mettere un freno alla crescita esponenziale dei casi di ipoacusia nel mondo. Quest’anno l’Organizzazione Mondiale della Sanità vuole far luce sull’impressionante trend di crescita dei disturbi dell’udito che si può contrastare con semplici accorgimenti, come ad esempio l’utilizzo di protezioni acustiche in luoghi rumorosi, il controllo periodico dell’udito e l’uso limitato di farmaci ototossici. Infine, in caso di un disturbo dell’udito, è necessario intervenire tempestivamente e ricorrere a soluzioni acustiche, che oggi sono dispositivi altamente tecnologici, praticamente invisibili e personalizzabili a seconda delle esigenze di ogni individuo.

Lo studio

Autonomia, capacità cognitive e umore sono gli ambiti investiti maggiormente dalle conseguenze negative di un disturbo dell’udito non trattato. “Lo studio ha coinvolto oltre 3mila 500 persone osservate per 25 anni: i dati raccolti non solo confermano la tesi dell’esistenza di un legame tra ipoacusia, depressione e deficit cognitivi, ma introducono anche un nuovo elemento. Si evidenzia infatti come le persone con un disturbo dell’udito non curato abbiano un rischio maggiore di non riuscire più a svolgere le semplici attività quotidiane, come mangiare, vestirsi e farsi la doccia. Di fronte a un sospetto calo uditivo – afferma Alessandro Martini, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Organi di Senso, Professore Ordinario di Otorinolaringoiatria presso l’Azienda Ospedaliera Università di Padova – è quindi fondamentale intervenire il prima possibile, facendo un controllo dal medico e ricorrendo in caso di bisogno a protesi acustiche. Questi dispositivi non solo permettono di tornare a sentire ma, stando ai risultati di questo importante studio, possono proteggere anche dal rischio di perdere la propria autonomia e di sviluppare qualche forma di demenza o di depressione”. 

La prevenzione

I numeri dell’ipoacusia sono in costante crescita a causa dell’invecchiamento della popolazione e della diffusione di stili di vita non corretti, come l’ascolto di musica ad alto volume o l’utilizzo di medicine ototossiche. “Con i numeri dei problemi di udito che continuano a crescere è fondamentale lavorare sulla prevenzione e mettere in guardia le persone da abitudini pericolose per l’udito come l’ascolto di musica ad alto volume con gli auricolari. In Europa, ad esempio, si stima che oltre 4 milioni di persone abbiano un danno uditivo causato proprio da un uso scorretto delle cuffiette. Oltre ad evitare di usare gli auricolari per periodi di tempo prolungati – continua Martini – è bene stare distanti da altoparlanti e casse musicali e rivolgersi a un medico specialista in caso di fastidio persistente dopo essere stati in un ambiente rumoroso. Per chi utilizza le protesi acustiche è consigliabile recarsi periodicamente dal proprio audioprotesista per un controllo del dispositivo e regolarlo sulla base delle esigenze del momento”.

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