Bomba carta contro la moschea di via Jacopo da Montagnana: il processo entra nel vivo

A carico dei due esponenti di Forza Nuova che agirono la notte tra il 10 e l’11 dicembre 2015

Sta entrando nel vivo il processo a carico dei due esponenti di Forza Nuova accusati di danneggiamento aggravato da finalità di discriminazione etnica e religiosa, per aver lanciato una bomba carta contro la moschea di via Jacopo da Montagnana la notte tra il 10 e l’11 dicembre 2015.

Il processo

A spiegare i dettagli delle indagini è stato l’ex capo della Digos Stefano Fonsi, salito sul banco dei testimoni per raccontare i dettagli dell’inchiesta. Innanzitutto è stata certificata la presenza dei due imputati non molto lontano dal centro di preghiera straniero poco prima dell’esplosione della bomba. I due avevano partecipato ad un incontro nella sede del movimento che si trova in via Dal Santo, vicino alla moschea. A riunione finita, i due erano andati davanti alle scuole dell’Arcella ad applicare alcuni manifesti per promuovere la realizzazione del presepe in classe. All’epoca infatti era in atto un dibattito sull’opportunità di non fare il presepe nelle scuole, ipotesi avanzata da alcuni presidi per non creare disuguaglianze tra bambini di diverse religioni. L’esplosione della bomba provocò allarme e polemiche in città. L’attenzione della Digos ricadde subito sugli esponenti del movimento di estrema destra. Dopo perquisizioni e sospetti fu proprio uno dei vertici del movimento a chiamare la Digos e a dire che uno dei due presunti responsabili gli aveva confessato di aver fatto una stupidaggine e che l’indomani si sarebbe presentato in questura a raccontare i fatti. Ma in questura il giorno dopo non si presentò nessuno. Eppure, a detta di Fonsi, quella conversazione ci fu: lo testimonierebbero alcuni messaggini che uno degli imputati mandò al capo, ringraziandolo dei buoni consigli, ossia di presentarsi spontaneamente in questura per alleggerire la propria posizione. Tuttavia in un momento successivo, probabilmente, qualcuno lo avrebbe consigliato di non confessare nulla. In aula inoltre è emerso come i due imputati stiano cercando di scaricare le colpe l’uno sull’altro. Prossima udienza l’8 gennaio.

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