Il processo per la morte di Mauro Guerra parte con un colpo di scena

I penalisti padovani Fabio Pinelli e Alberto Berardi, che rappresentano la famiglia Guerra, in aula hanno sollevato l’incompetenza del giudice

Aula Ambrosoli del tribunale di Rovigo, prima udienza del processo a Marco Pegoraro, il carabiniere che il 29 luglio 2015 sparò, uccidendolo, a Mauro Guerra, 32enne di Carmignano di Sant’Urbano. Presenti i famigliari della vittima, parenti e molti giornalisti non solo locali. Seduti fianco a fianco anche una rappresentanza degli Ultras Padova e del gruppo di supporter bresciani UBS 1969. Presente anche l’imputato, il maresciallo Pegoraro.

Il colpo di scena

Il primo passo della parte civile è un colpo di scena: i penalisti padovani Fabio Pinelli e Alberto Berardi, che rappresentano la famiglia Guerra, in aula hanno sollevato l’ incompetenza del giudice. Chiedono che il reato venga modificato da omicidio colposo ed eccesso di legittima difesa a omicidio volontario, pertanto, a giudicare Pegoraro dovrebbe essere la corte d’Assise, non un giudice monocratico. Secondo la parte civile tra la chiusura delle indagini preliminari, che rubricava il reato a omicidio volontario, e la  richiesta di rinvio a giudizio che modifica il reato in eccesso colposo di legittima difesa non sarebbe avvenuto nulla di giuridicamente rilevante, se non la presentazione della memoria difensiva di Pegoraro che, a detta dei legali, nulla aggiunge alla fase istruttoria.

La motivazione dei legali di parte civile

I legali Pinelli e Berardi hanno motivato la loro richiesta ricordando come lo stesso maresciallo Filippo Billeci, comandante della stazione dei carabinieri di Carmignano fino a poco tempo prima del fatto, che ben conosceva Guerra, specifica che non c’era nessun titolo per effettuare quell’accerchiamento avvenuto per ordine di Pegoraro il 29 luglio: secondo Billeci non c’era titolo per fare un Tso a Mauro e non c’era nemmeno nessun motivo per arrestarlo. Mauro, prima di morire, era un uomo libero. Aggiunge l’avvocato: “Avendo poi l’imputato rincorso per ottocento metri la vittima senza avere assolutamente una autorizzazione per imporre un trattamento sanitario obbligatorio che nessuno aveva richiesto, chiarisce quanto questo sia un atto illegittimo”.

Ancora dubbi

Ma c’è un altro aspetto che non convince la parte civile.  Quello che riguarda la fase antecedente allo sparo, sulla quale, insiste Pinelli, “Non si può stendere l’oblio. Il mutamento della imputazione sull’aspetto della modifica riguardo il fatto si fa risaltare la condotta di Mauro Guerra mentre invece i fatti dicono il contrario”, continua l’avvocato di parte civile. Che aggiunge: “L’ imputazione è quindi errata, insidiosa per indurre in errore chi deve valutare, quindi il giudice, dagli atti emerge l’opposto di quanto si contesta ora, tanto che per prima la procura aveva fatto una valutazione diversa”. Secondo la parte civile è chiaro che l’azione di Pegoraro è stata volontaria. Ha sparato volendo sparare.

Il PM difende la sua tesi

Dal canto suo il pubblico ministero ha difeso la sua tesi, come pure la difesa sostenuta dall’avvocato Stefano Fratucello, che ha ribadito che Guerra stava picchiando un altro brigadiere che, a suo parere, poteva essere ucciso dalla violenza dei pugni sferrati dal 32enne.

Il giudice 

Il giudice ha rigettato l’istanza presentata dagli avvocati e continuerà con l’imputazione di eccesso colposo di legittima difesa. Il processo è in primo grado e probabilmente si chiuderà nel giro di due o tre anni.

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