Processo per truffa alla casa di cura Trieste. Dalla Regione pressioni e bugie per attenuare l’esito delle indagini

Nelle udienze è emerso un pesante quadro di pressioni che la dirigenza della Regione avrebbe messo in atto per attenuare l’esito di alcune ispezioni alla casa di cura

Stanno emergendo dettagli importanti nel corso delle udienze sulla presunta truffa aggravata messa in atto dai dirigenti della casa di cura Trieste (centro foniatrico di via Bergamo, alla Sacra Famiglia) ai danni della Regione. Qualche giorno fa, quando sul banco dei testimoni è salito il capitano Diego Tatulli, della Guardia di Finanza di Padova, è emerso un pesante quadro di pressioni che la dirigenza della Regione avrebbe messo in atto per attenuare l’esito di alcune ispezioni alla casa di cura. La Guardia di Finanza in particolare, in una informativa redatta su richiesta della Procura (e consegnata dopo la chiusura indagini anche alla Ulss  e alla Regione) si scrive: “Un quadro completo del ruolo svolto dal segretario per la sanità della Regione Veneto (Domenico Mantoan ndr) non può non contenere alcune considerazioni che, benché non immediatamente incisive sul piano penale, ben esprimono l’atteggiamento generale di favore che sarebbe stato riservato alla casa di cura rimasta immune dalle tassative censure che avrebbe probabilmente meritato”. La notizia è stata riportata dal Corriere del Veneto domenica 11 marzo, precisando che Mantoan non è indagato in questo procedimento.

I sette milioni di danno erariale

La clinica privata convenzionata della Sacra Famiglia entrò nell’occhio del ciclone perché per anni si fece rimborsare dalla Regione prestazioni non dovute, tanto che anche la Corte dei Conti ha contestato un danno erariale da 7 milioni. Quando partirono le indagini, nel 2014, il primo obiettivo degli investigatori fu comprendere perché l conti della casa di cura non fossero stati adeguatamente controllati dall’Ulss e dalla Regione, al fine di evitare un dispendio così oneroso da parte delle casse pubbliche. Nel documento la Finanza parla di pressioni e menzogne messe in atto dal dirigente regionale per attenuare la posizione della Donatella Croatto e Luigi Diana, rispettivamente presidente del Cda e direttore sanitario della casa di cura privata. In particolare i riflettori si sono accesi sulla visita che Mantoan fece, insieme al capo della commissione sanità Leonardo Padrin, alla casa di cura proprio il giorno in cui gli ispettori regionali si trovano lì per accertamenti, era il 16 febbraio 2012. Un evento che gli ispettori percepirono come irrituale, fuori luogo e messo in atto per far sentire pressioni su chi stava facendo gli accertamenti.

Le false dichiarazioni

Per confermare la presenza del dirigente della sanità alla Casa di Cura, la Finanza acquisì i tabulati telefonici di Mantoan e il percorso dell’auto di servizio che il dirigente usa negli spostamenti, i dati raccolti, unite ai verbali dei testimoni, azzererebbero qualsiasi dubbio sulla presenza di Mantoan in casa di cura quel giorno. Scrivono i finanzieri: “L’analisi dei documenti acquisiti ha consentito di accertare che il dottor Mantoan oltre a non aver rendicontato puntualmente il percorso della propria giornata ha anche inserito i dati non rispondenti al vero”. Mantoan è stato sentito dai finanzieri nel corso delle indagini (era ipotizzato il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale e omessa denuncia) tuttavia Mantoan ha sempre detto che quell’incontro con Padrin e la Croatto avvenne nel 2011, non il 16 febbraio 2012.

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