"Profughi a Vigodarzere": il sindaco rassegna ma poi ritira le dimissioni

La protesta del primo cittadino del Pd, Vezzaro, dopo che la prefettura avrebbe individuato la dismessa base dell'aeronautica come centro di accoglienza. Poi però la smentita della notizia e il dietrofront

A sinistra il sindaco di Vigodarzere Francesco Vezzaro, a destra gli ultimi profughi arrivati a Marghera, destinati anche a Padova

AGGIORNAMENTO: IL DIETROFRONT. Niente dimissioni. Dietrofront del sindaco del Pd di Vigodarzere, Francesco Vezzaro, che torna sui propri passi dopo aver annunciato di ritirarsi dalla carica di primo cittadino per non essere stato interpellato sull'ospitalità a dei profughi nel territorio del proprio comune: "Ho avuto comunicazione nel pomeriggio dai parlamentari padovani, dopo una verifica con la prefettura - riferisce Vezzaro - che non è stata assunta alcuna decisione circa l'invio di persone richiedenti asilo nella ex caserma dell'aeronautica di Vigodarzere". "Alla luce di questa rassicurazione - sottolinea - ritiro le annunciate dimissioni e mantengo però ferma la mia determinazione affinché il problema dei profughi venga gestito in modo paritario con tutti i Comuni del territorio senza soggiacere a veti e ricatti che attengono alla pura strumentalità politica".

L'ANNUNCIO DELLE DIMISSIONI. Di fronte alla possibilità che in paese si riversasse un centinaio di profughi, il sindaco del Partito Democratico di Vigodarzere, Francesco Vezzaro, venerdì aveva annunciato la sua intenzione di rassegnare le dimissioni per protesta nei confronti della prefettura per questa decisione unilaterale, che sarebbe stata presa senza un confronto con l'ente locale. La prefettura, secondo le informazioni riferite in prima battuta dal sindaco, avrebbe individuato l'ex deposito missilistico dell'aeronautica militare, nel centro del comune, per trasformarlo in un eventuale centro di accoglienza per i profughi. Nella struttura, che potrebbe ospitare diverse centinaia di persone, attualmente trovano spazio i mezzi e le sedi della protezione civile e sarebbe dovuta diventare la futura "Cittadella della sicurezza". Nel frattempo, nella giornata di venerdì, sono un centinaio i profughi arrivati a Marghera, 19 dei quali destinati alla provincia di Padova.

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IL SINDACO, LA MANIFESTAZIONE. "Non mi è stato detto niente. Il Comune non è stato coinvolto in questa decisione - aveva spiegato Vezzaro - di fronte ad uno Stato che rappresenta una così totale impossibilità al dialogo non mi resta altro da fare che rassegnare le mie dimissioni che consegnerò all'ufficio del protocollo domani mattina". Per sabato, alle 17, la sezione locale del Partito Democratico aveva annunciato una manifestazione "contro l'arrivo indiscriminato dei profughi nella base dell'ex aeronautica", con partenza da piazza Bachelet lungo via Roma: "Noi siamo per una politica dell'accoglienza distribuita equamente sul territorio Veneto/italiano/europeo e non per soluzioni che scavalchino le realtà locali".

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LE REAZIONI, BITONCI. "Quanto successo a Vigodarzere ci lascia attoniti. Le dimissioni del sindaco, rimesse nella mani del Prefetto di Padova, siano da monito per Renzi e Alfano. Non si prendono decisioni sulla pelle dei cittadini, senza consultare i sindaci che, da quei cittadini, sono stati eletti, differentemente dai vertici dell'attuale Governo, che non ha alcun mandato popolare – interviene il sindaco di Padova, Massimo Bitonci – Do la mia solidarietà piena a Vezzaro. Come lui sono pronto a difendere la mia comunità, essendo il primo responsabile della salute pubblica. Auspico tuttavia che ci ripensi e ritiri le dimissioni: i suoi cittadini lo hanno eletto per amministrare. Invece di rinunciare, rimanga al suo posto e combatta – conclude – Il fronte di amministratori determinati ad opporsi all'invasione aumenta, al di là delle appartenenze politiche di ciascuno. Quella per la tutela dei cittadini residenti, contro i clandestini, è una battaglia giusta che possiamo combattere insieme".

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SINDACO CADONEGHE. "Diremo di no al Prefetto se l’accoglimento non prevede un’adeguata copertura economica e progetti di integrazione. Il nostro Comune non può sostenere spese straordinarie e non possiamo chiedere ai nostri cittadini di accogliere persone che potrebbero causare alterazioni significative nel nostro tessuto sociale". Così Mirco Gastaldon, vicesindaco del comune di Cadoneghe alla prospettiva di accogliere immigrati nel territorio comunale a seguito delle ultime ondate di sbarchi. "A Cadoneghe abbiamo accolto dal 2010 al 2012 cinque immigrati in fuga dalla Libia – spiega – Erano cittadini del Bangladesh che lavoravano nel Paese africano nei pozzi di petrolio. Cinque uomini che sono stati ospitati nella struttura della casa anziani ‘Spinelli’ e che ci erano stati inviati in quanto a Cadoneghe è molto forte la presenza di immigrati dal Bangladesh, cosa che rendeva molto alte le prospettive di integrazione. La Comunità Europea ha versato al Comune per i 18 mesi di permanenza 56 euro al giorno per il loro mantenimento e i Servizi sociali hanno potuto fare interventi di mediazione linguistica e culturale e percorsi di inserimento nella comunità locale. Allo scadere dei 18 mesi abbiamo fornito loro i documenti per muoversi nell’area Shengen e quattro di loro hanno deciso di lasciare Cadoneghe. Uno solo, diciottenne al suo arrivo qui, è rimasto, si è iscritto all’Università di Padova e sta continuando gli studi. “Un’esperienza di accoglienza che si è trasformata in vera integrazione ma senza pesare sulle casse comunali e alterare il nostro tessuto sociale o la percezione della sicurezza – continua Gastaldon - Al momento non siamo stati contattati e non ci sono state fatte richieste di ulteriori accoglienze, ma se ciò dovesse avvenire, è importante ribadire che un adeguato finanziamento e progetti concreti e condivisi di inserimento sono la condizione senza quale non è possibile per il nostro Comune accogliere immigrati".

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