Anziani torturati e rapinati in casa: aggressori condannati a 7 anni, uno ancora latitante

Martedì, al tribunale di Rovigo, è arrivata la sentenza nei confronti dei due responsabili della violenta aggressione avvenuta nel luglio 2016 in un'abitazione di Piacenza d'Adige

L'abitazione dove è avvenuta la rapina

Martedì mattina, in udienza preliminare è arrivata la condanna nei confronti dei due immigrati, A.B. 27enne di Merlara ed E.A.H.Z. 34enne di Castelbaldo, ritenuti i responsabili della violenta rapina avvenuta nel luglio 2016 ai danni di una coppia di ultraottantenni nella loro casa di Piacenza D'Adige. I due malviventi sono stati condannati in rito abbreviato a sette anni e quattro mesi a testa. L’accusa aveva chiesto 12 anni a testa. Un terzo complice resta latitante.

LA RAPINA.

Era il 20 luglio quando, intorno alle 3 di notte, in via San Felice, quando L.B., di 87 anni lui, e R.F., di 86 anni lei, furono stati svegliati, legati e derubati da una banda di predoni. Tutti travisati, dopo aver forzato la finestra del piano terra, si erano introdotti nell'abitazione e, dopo aver immobilizzato i due ultraottantenni: era stato inferto un colpo al capo con un grosso specchio e la donna era stata colpita con un cuscino al volto ripetutamente, nonché torturata con un ferro da stiro rovente per estorcerle il codice del pin del postamat e ferita con dei tagli al braccio con un coltello; il marito era stato preso a schiaffi. I malviventi si erano fatti consegnare il portafogli con 300 euro in contanti, la tessera postamat e il codice pin. I malviventi si erano allontanati dopo aver asportato alcuni monili in oro dalle stanze. Era stata la donna a liberarsi per prima e a dare l'allarme chiamando i carabinieri. Gli anziani, in stato di choc, ma vigili, avevano riportato lesioni: l'uomo alla testa, la donna al braccio, scottata dal ferro da stiro incandescente, usato come strumento tortura per farsi rivelare i codici del bancomat.

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INCASTRATI COL COMPRO ORO.

I malviventi si erano poi allontanati dopo aver asportato alcuni monili in oro dalle stanze. Era stata la donna a liberarsi per prima e a dare l'allarme chiamando i carabinieri. Gli anziani, in stato di choc, ma vigili, avevano riportato lesioni: l'uomo alla testa, la donna al braccio, scottata dal ferro da stiro incandescente, usato come strumento tortura per farsi rivelare i codici del bancomat. I banditi avevano però commesso un grossolano errore, che grazie all'acume investigativo e alla tenacia dei carabinieri del Nucleo operativo e Radiomobile della compagnia di Este, ha consentito di incastrarli. Il giorno successivo, la moglie di uno di loro aveva venduto i gioielli minuziosamente descritti dall'anziana agli inquirenti, a un compro oro di Rovigo. I militari dell'Arma, prevedendo che i rapinatori avrebbero cercato di monetizzare in questo modo il bottino, passando in rassegna tutti i compro oro delle province di Padova, Vicenza e Rovigo, si erano così imbattuti anche in quello prescelto dai malviventi.

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LA MOGLIE E IL COMPLICE

Dalla donna che li aveva consegnati, una 33enne marocchina, era stato semplice risalire all'identità del marito, H.Z.E.A. 33enne marocchino residente a Castelbaldo, disoccupato, con precedenti, regolare in Italia e di fatto senza fissa dimora. Dalle frequentazioni e indagini su quest'ultimo, gli investigatori sono quindi arrivati anche al secondo "socio", B.A., un connazionale 26enne residente a Merlara, a sua volta di fatto senza fissa dimora, disoccupato e con precedenti. L'arresto avvenne pochi mesi dopo il fatto, il 14 settembre 2016.

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