Razzismo sanitario, allerta i soccorsi ma rispondono: "Le ambulanze sono in vacanza"

L'episodio in una casa di accoglienza a Legnaro, il Suem nega tutto: "Nelle registrazioni delle conversazioni non è mai accaduto, il personale medico subito sul posto"

La storia di Vie, trentenne del Mali con permesso di soggiorno e oggi volontario convivente in una struttura di accoglienza a Legnaro, vittima di uno spiacevole episodio di “razzismo sanitario”.

L'odissea fino a Padova

Gnarega Dembele, per gli amici Vie, arriva dal Mali e a giugno compirà trent'anni. È in Italia da sette anni ma prima ha vissuto in Costa d’Avorio, Algeria e Libia, da dove è scappato nel 2011 quando è iniziata la guerra. È arrivato a Lampedusa con il classico barcone e dopo 15 giorni a Taranto è giunto a Padova, dove ha vissuto per due anni nell’ex casa occupata Don Gallo. Oggi vive a Legnaro in una ex scuola elementare diventata alloggio per undici richiedenti asilo, gestito da Gruppo R, una delle tredici cooperative che gestiscono le accoglienze dei richiedenti asilo nell'ambito del Consorzio Veneto Insieme.

L'episodio

Vie nella casa svolge il compito di mediatore, ossia di volontario convivente. Aiuta cioè la cooperativa a seguire gli ospiti, li aiuta a comunicare, fa sorveglianza notturna, gestisce le piccole urgenze e in caso di emergenza contatta gli operatori. Come lo scorso fine settimana, quando ha chiamato l’ambulanza alle 3 del mattino perché un migrante ospite della struttura si è sentito male. Tutto normale, se non fosse che gli operatori addetti alle ambulanze, forse per l’accento e la location, non gli hanno creduto e canzonandolo gli hanno risposto che le ambulanze “erano in vacanza”. Vie ha dovuto allora chiamare un operatore della cooperativa che ha verificato la situazione e constatato l'arrivo imminente dei sanitari. “Non mi hanno preso in considerazione - racconta il ragazzo - per questo ho deciso di non perdere tempo e di chiamare l’operatore della cooperativa. Non mi sono neanche arrabbiato anche se ci sono rimasto male perché si trattava di un’emergenza".

Un nuovo lavoro

A novembre Vie ha terminato un tirocinio in una cooperativa sociale agricola di Piove di Sacco, la Caresà. La stessa a marzo ha in prospettiva di poterlo assumere con un contratto di apprendistato. In Mali Vie ha frequentato le scuole superiori fino a quando suo padre, che faceva l’autista, è morto in un incidente stradale. Vie a quel punto, essendo primogenito, ha dovuto lasciare la scuola e mettersi a lavorare per aiutare la madre a sostenere economicamente la famiglia. “Nel mio paese aiutavo mia mamma nei campi - spiega - per questo sapevo già lavorare nell’agricoltura. E questo mi ha aiutato molto quando ho fatto il mio tirocinio a Caresà” .

Il suem

Il Suem rimanda le accuse al mittente, come spiega Andrea Spagna, primario che lo gestisce: "Non è mai successa una cosa simile, per il semplice fatto che le telefonate sono registrate e non vi è traccia di un simile episodio. Abbiamo una richiesta di aiuto alle 3 del 5 febbraio e l'ambulanza è subito partita e una seconda telefonata poco dopo che chiede conferma del fatto che siano partiti i soccorsi. Mi auguro che sia stata solo un'incomprensione, magari dovuta alla lingua".

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