Scandalo Mose, padovani arrestati Due commercialisti e un architetto oltre richiesta per Giancarlo Galan

Con l'accusa di corruzione, anche tre professionisti della provincia euganea sono finiti in manette nell'ambito del nuovo filone d'inchiesta legato alla grande opera di Venezia che ha portato a 35 arresti "illustri"

Una microcamera della Guardia di Finanza ha ripreso il passaggio di una presunta "bustarella" dalle mani di Nicola Falconi a quelle di Pio Savioli

L'onda lunga dello scandalo sulla gestione degli appalti del Mose, da Venezia si propaga fino a Padova dove, oltre alla richiesta di esecuzione dell’ordine di custodia cautelare per l'ex governatore del Veneto, Giancarlo Galan, in attesa del placet dell'apposita commissione di palazzo Madama in quanto oggi senatore tra le file di Forza Italia, sono altri tre i padovani o comunque noti professionisti con studi con sede a Padova arrestati con la pesante accusa di corruzione.

A PADOVA: La tangentopoli del Mose cannibalizza la campagna elettorale pre-ballottaggio

PROFESSIONISTI IN MANETTE. In carcere sono finiti due commercialisti: il 69enne Francesco Giordano, 69 anni, con studio a Padova ma residente a Venezia, che si è occupato dei conti del Consorzio Venezia Nuova che sta costruendo il Mose, e il 57enne Paolo Venuti, residente a Padova, commercialista di Giancarlo Galan e della moglie. Arresti domiciliari, invece, per l'architetto 58enne Danilo Turato, titolare di uno studio a Mestrino, paese dove risiede.

I FONDI NERI. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato Giordano, commercialista di fiducia del presidente del Consorzio, Giovanni Mazzacurati (arrestato nel 2013 per turbativa d'asta), a creare i fondi neri per finanziare le operazioni illecite. Il professionista era già stato denunciato dalla finanza all'avvio dell'inchiesta sul Mose per l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi da parte di una sua società con sede legale a Lugano, in Svizzera.

IL VIDEO: Lo scambio della "bustarella"

LA VILLA DI GALAN. Per gli investigatori, Venuti funge da prestanome per società legate agli affari di Galan e della consorte. Nello stesso studio di Venuti sarebbe avvenuto l'incontro nel 2007 tra il commercialista e Piergiorgio Baita, presidente della Mantovani (arrestato a febbraio 2013 per associazione per delinquere finalizzata all'evasione delle imposte mediante emissione e utilizzo di fatture false) nel quale si sarebbe parlato dei lavori di restauro del rustico di Galan a Cinto Euganeo, per i quali sarebbe servito "un aiuto". E qui entrerebbe in scena l'architetto Turato. È lo stesso ex amministratore delegato della Mantovani a spiegare durante un interrogatorio che ha "pagato attraverso incarichi (a chi ha redatto il progetto, ndr), mi è stato chiesto dal governatore Galan di provvedere sennò i lavori si fermavano". Oltre un milione di euro per la nuova villa di Galan sui Colli "saltati fuori" sovrafatturando le prestazioni a Turato relative a quattro o cinque incarichi diversi tra cui la ristrutturazione della sede della Mantovani e la sistemazione urbanistica del mercato ortofrutticolo di Mestre.

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