Sciopero medici ospedalieri, ospedali in crisi: saltano centinaia di esami e visite

Sit-in delle sigle sindacali martedì mattina davanti all'Azienda ospedaliera

É sciopero generale di 24 ore dei medici, veterinari e dirigenti sanitari dipendenti delle strutture ospedaliere. Aderiscono tutte le organizzazioni sindacali Anaao Assomed, Cimo, Aaroi-Emac, Fp Cgil medici e dirigenti Ssn, Fvm Federazione veterinari e medici, Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr), Cisl medici, Fesmed, Anpo-Ascoti-Fials medici, Uil Fpl coordinamento nazionale delle aree contrattuali medica e veterinaria. Martedì 12 dicembre si fermano circa 10mila professionisti della sanità padovana, ad unica eccezione delle urgenze. Lo sciopero, condiviso in tutta Italia, è stato indetto in risposta alla legge di Bilancio 2018. I camici bianchi denunciano il blocco del contratto  da oltre otto anni e tagli ai fondi della sanità. Nell’arco della giornata salteranno centinaia di interventi chirurgici e migliaia di visite specialistiche ed esami.

LE MOTIVAZIONI.

L'Anaao, il sindacato dei medici dirigenti, spiega quali sono i motivi che, a livello regionale, hanno portato alla mobilitazione. "Diffuso comportamento aggressivo da parte delle Aziende Sanitarie nei riguardi dei propri dipendenti con creazione negli ultimi tempi di un clima pesante da “caserma”. In alcune aziende il codice disciplinare è stato volutamente utilizzato in modo improprio, come strumento di intimidazione. Presenza di condizioni di disagio lavorativo diffuse, ingravescente e non più tollerabile per i dirigenti medici, veterinari e sanitari in conseguenza di carichi di lavoro eccessivamente pesanti e condizioni organizzative e di lavoro spesso al di sotto dei requisiti minimi di sicurezza (es.: reparti ostetrici senza il medico di guardia di notte e nei giorni festivi per carenza organica, pediatri in alcuni casi non presenti al parto per gli stessi motivi, medici dei P. S costretti in alcuni ospedali a fare la guardia di notte e nei giorni festivi anche per gli altri reparti dell’ospedale, con grave nocumento per il P. S., frequente ordinaria violazione nei fatti della Legge Europea sui riposi, con grave rischio di eventi avversi, ecc.)".

CLIMA DA CASERMA.

"Ricorso massiccio nelle aziende sanitarie al lavoro precario nelle sue diverse forme con annullamento di buona parte delle tutele e retribuzioni spesso indecenti e umilianti e concomitante mancata volontà di queste e della Regione di ridurre nei fatti il precariato e di stabilizzare quelli in tale rapporto di lavoro da troppo tempo. Mancata o errata applicazione nelle Aziende di buona parte delle norme contrattuali, soprattutto quelle riguardanti le tutele individuali e la retribuzione, mediante il ricorso sistematico ad interpretazioni errate o fantasiose e comunque di comodo, con il preciso fine di ridurre tali tutele e di risparmiare sulle retribuzioni. Blocco delle dinamiche di carriera professionale verticali (quelle non bloccate dalle Leggi) per la gran parte dei Dirigenti del ruolo sanitario e comunque frequente mancata trasparenza sull’affidamento degli incarichi. Frequente utilizzo dei residui dei fondi creati per usi impropri o per illeciti arricchimenti dell’azienda", aggiunge l'Anaao.

REGIONE.

“È uno sciopero nazionale, mi auguro non si voglia fare confusione attribuendo alle Regioni, comunque non certo al Veneto, la responsabilità del definanziamento e del conseguente depotenziamento del sistema sanitario di questo Paese”, queste le dichiarazioni dell’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto, in relazione all’astensione dal lavoro dei medici ospedalieri. “La progressione dei tagli nazionali al Fondo Sanitario, espliciti o coperti sotto forma di maggiori costi non riconosciuti, che quest’anno sono ad esempio1,3 miliardi per i rinnovi contrattuali e 800 milioni per i farmaci ad alto costo – aggiunge Coletto – è evidente e non più sostenibile nemmeno per chi, come la Regione Veneto, è riuscito fino ad ora a mantenere i conti in equilibrio. Rigidi costi standard – conclude l’Assessore veneto – sarebbero una pima risposta per incidere almeno sugli sprechi, ma a livello nazionale più che parlarne non si è fatto”.

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