Sesa offre pubblicità per 300mila euro a un giornale che lavora a una inchiesta: «Basta che non ci rompiate troppo le palle»

Nell'inchiesta pubblicata nella giornata del 10 giugno mostra che nel compost, il derivato del trattamento del rifiuto umido che poi viene sversato nei campi come fertilizzante, sarebbero presenti plastiche e altri residui come idrocarburi pesanti e metalli come zinco e rame

Un’inchiesta su Sesa, pubblicata dal sito Fanpage mostra che nel compost, il derivato del trattamento del rifiuto umido che poi viene sversato nei campi come fertilizzante, sarebbero presenti plastiche e altri residui come idrocarburi pesanti e metalli come zinco e rame. I giornalisti che hanno fatto l'inchiesta si sono rivolti al laboratorio di analisi milanese Labo Consult dopo aver seguito un camion uscito dagli stabilimenti di Sesa ed aver raccolto del materiale appena scaricarìto e poi portato ad analizzare. Materiale “inerte”, non assorbibile dal terreno e quindi potenzialmente inquinante.

Metodo

Ma è “il metodo” usato da Sesa per tentare di controllare i giornalisti che stavano facendo l’inchiesta che colpisce di più.Mentre il cronista sul posto raccoglieva materiale e testimonianze, ascoltava  cittadini che da anni protestano, i vertici privati dell’azienda sono andati dal direttore del giornale, che ha sede a Napoli, e gli propongono una campagna pubblicitaria sul sito. Centomila euro all'anno per tre anni, 300mila euro. «Basta che non ci rompiate troppo le palle», dice Fabrizio Ghedin, addetto stampa del socio privato dell’azienda, Angelo Mandato, che viene registrato a sua insaputa.

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Difesa

Ghedin, raggiunto al telefono si è difeso dicendo che «non è vero che volevamo comprare i giornalisti, chiedevamo di capire che materiale avesse raccolto il giornalista per dare risposte mirate». Alla domanda però se è normale come pratica, quella di proporre pubblicità a una testata che sta facendo una inchiesta su una data azienda, lo stesso Ghedin risponde: «Volete farmi passare per un corruttore? Noi abbiamo la coscienza a posto, i controlli sull'azienda sono sempre stati effettuati dagli enti competenti, noi siamo tranquilli».

Socio pubblico

Chi non si è invece pronunciata è la sindaca di Este, Roberta Gallana. Sesa è società a maggioranza pubblica, il 51% è infatti del comune di Este e che si occupa di raccogliere e smaltire il residuo umido. Sesa è proprietaria dell’impianto di compostaggio più grande d’Europa, che si a Ospedaletto Euganeo. I residenti della Bassa sono anni che protestano contro gli odori prodotti dal biogas e dai camion che sversano il compost nei campi. Il socio privato di Sesa, Angelo Mandato ha rilevato l’azienda dalla Rossato, finita nei guai per ‘ndrangheta.

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