Sfruttamento, estorsioni e minacce a clandestini per i lavori nei campi

Quattro i cittadini di nazionalità indiana arrestati giovedì dai carabinieri di Correzzola in quanto parte di un'organizzazione criminale che favoriva l'ingresso illegale in Italia di extracomunitari, sfruttandone la manodopera

La casa-lager dove abitavano gli indiani vittime del racket dei connazionali

Un lavoratore indiano, preso a colpi di machete. È da questo episodio di violenza che sono iniziate nei mesi scorsi le indagini che hanno consentito ai carabinieri di smantellare un'organizzazione criminale che, dopo aver favorito l'ingresso e la permanenza clandestina di extracomunitari in Italia, ne sfruttava la manodopera nel settore agricolo, sottoponendoli a estorsioni e minacce continue.

4 ARRESTI. L'operazione, denominata "Baba", condotta dai carabinieri di Codevigo, supportati dai colleghi della compagnia di Piove di Sacco, ha aperto uno squarcio su una realtà di sfruttamento e violenza. Quattro i cittadini indiani, nei confronti dei quali sono state eseguite, all'alba di giovedì, a Correzzola, dove risiedono da diversi anni, altrettante ordinanze di custodia cautelare, in quanto ritenuti responsabili a vario titolo di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina finalizzato allo sfruttamento del lavoro ed estorsione aggravata. Si tratta di Sukhdev S., 30 anni, portato in carcere, mentre ai domiciliari sono finiti il padre 61enne e il fratello 33enne, più un altro connazionale di 28 anni, tutti residenti tra via Castello e via Sandano.

L'INTERVISTA: Ecco come funzionava il caporalato

FERITO A COLPI DI MACHETE. Le indagini, coordinate dal pm Vartan Giacomelli della procura della repubblica di Padova, hanno avuto inizio a seguito di un grave episodio di sangue avvenuto a Correzzola nel pomeriggio del 20 settembre scorso, quando Sukhdev S. aggredì a colpi di machete un connazionale, ferendolo con alcuni fendenti. In quell’occasione, i carabinieri di Codevigo, prontamente intervenuti, arrestarono l’autore della violenza nella flagranza del reato di lesioni personali aggravate. Nel fare chiarezza sulle motivazioni che avevano scatenato l’ira del feritore, è stata portata in superficie un’inquietante realtà che interessava un nutrito numero di braccianti agricoli operanti in alcune aziende di Correzzola e che li vedeva vittime di un vero e proprio racket.

RECLUTATI IN PATRIA. Precisamente, rompendo il muro di omertà che da anni li attanagliava, proprio a seguito della violenta aggressione patita dal loro connazionale, i cittadini indiani, almeno una trentina tra i 18 e i 60 anni, hanno riferito le loro vicissitudini, i maltrattamenti e i soprusi che avevano contraddistinto il loro arrivo e la loro permanenza in Italia. Un quadro drammatico. Ciascuna vittima era arrivata direttamente dall’India, dietro il pagamento di considerevoli somme di denaro, comprese tra i 6.500 e gli 8.500 euro, versati interamente ad una congrega di connazionali facenti capo ai 4 arrestati, che predisponeva il viaggio attraverso mezzi di fortuna, utilizzando nulla-osta all’ingresso per motivi professionali, promettendo condizioni di vita migliori e buoni salari di lavoro.

IL VIDEO: La casa-lager di via Lova a Correzzola

LA CASA-LAGER. Una volta in Italia, gli immigrati, non più in regola con le norme di soggiorno e quindi da clandestini, venivano alloggiati in un’abitazione fatiscente ubicata a Correzzola in via Lova, dove, pagando tra l’altro un canone di locazione di circa 200 euro al mese, dimoravano in condizioni a dir poco precarie, privi dei benché minimi presupposti di igiene e sicurezza.

LA CRESTA SULLA PAGA DA FAME. Dopodiché, i cittadini indiani venivano impiegati in qualità di braccianti nei campi circostanti, alle dipendenze dell’azienda dello stesso Sukhdev S. e di altre della zona, percependo un salario assolutamente inadeguato per le mansioni e i turni di lavoro svolti, pari a 4 euro all’ora, venendo così sfruttati nel lavoro di coltivazione e raccolta di prodotti agricoli. Sono al vaglio della magistratura le posizioni delle aziende agricole della zona che si servivano della manodopera degli indiani in questione. Non paghi dei guadagni già illegalmente percepiti, i 4 indagati pretendevano ed ottenevano dalle vittime un ulteriore obolo su ogni singola ora di lavoro prestata, consistente in somme comprese tra 0,50 e 1 euro, che i braccianti erano costretti loro malgrado a consegnare agli sfruttatori.

VIOLENZE E MINACCE. Gli indiani si trovavano in una condizione di soggiogazione tale da non avere possibilità di rifiutare le richieste estorsive degli arrestati, che facevano leva sullo stato di clandestinità in cui versavano i lavoratori, il tutto aggravato da continue minacce di ritorsioni fisiche, da violente aggressioni e da pressioni psicologiche costanti.

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