Sgomberato InfoSpazio - Chinatown in quartiere Palestro. L'Ater: "Un atto dovuto"

Sigillato, dopo che alcuni attivisti erano stati accusati di associazione a delinquere nell'ambito delle battaglie sul diritto alla casa, poi cadute, era stato occupato

Giovedì mattina sfratto e sgombero dell'InfoSpazio Chinatown nel quartiere Palestro, in piazzetta Toselli. Nessun problema di ordine pubblico anche se c'è stata una forte contestazione da parte di attivisti e persone che frequentano da anni quello spazio. Improvvisato un corteo che ha sfilato fino sotto la sede dell'Ater, in porta Savonarola. Alle 17 è prevista un'assemblea in piazzetta Toselli. 

L'Ater

Per l’avvocato Gianluca Zaramella, commissario Ater è molto chiaro ciò che è avvenuto questo mattina. Ce lo spiega così: “Un atto dovuto, l’esecuzione viene da un ordine della procura della repubblica poi eseguito dalle forze dell’ordine, che naturalmente ringrazio. Si è svolto tutto molto tranquillamente. E’uno sfratto per morosità. Hanno occupato il posto dopo che, per via di una indagine in cui si presentava l’accusa di associazione a delinquere, era stata chiuso, con i sigilli. L’accusa era legata alle attività di occupazione delle case da parte di alcuni che si servivano proprio di quello spazio per incontrarsi. Quindi andava chiuso”.

Vie Palestro, Varese, Dottesio e Toselli

Alessia, presidente dell’associazione Nicola Pasian, che quel posto lo aveva in concessione, racconta: “Ci stavamo dal 1998, esattamente. Pagando un regolare affitto. Poi nel 2005 abbiamo anche sottoscritto un verbale di accordo con Ater. Le accuse di associazione a delinquere sono pure cadute, non solo per il tribunale di Venezia ma addirittura per la cassazione. L’inchiesta parte il febbraio del 2016. “Certo che l’inchiesta era a danno di persone che vivono questo spazio, persone del comitato che era uno degli organismi che si trovava all’interno dell’indagine. C’era appunto l’accusa di reato di associazione a delinquere. 4 hanno avuto pure gli arresti domiciliari, altri l’obbligo di firma e di dimora. Poi, come dicevo, le accuse sono cadute”. Quindi avete tolto i sigilli e siete rientrati: “Noi con un legale, l’avv. De Martin, abbiamo scritto all’Ater due raccomandate e non c’è mai stata nessuna risposta, neppure alle telefonate. Ater non risponde mai di sfratti e sgomberi e quindi con chi interagisci? I fatti ci dicono che in questo quartiere ci sono 27 case chiuse, che senso ha? Poi Ater le blinda e le svende all’asta, ma mica a gente di qui”.

L'Ater e la fiducia rotta

Interpellato di nuovo Zaramella, per sapere perché Ater ha deciso di chiudere ogni tipo di rapporto e quindi non ha risposto a nessuna sollecitazione: “Non hanno adempiuto  a chiari doveri e non hanno pagato l’affitto e quindi l’accordo è caduto. Una volta violata la proprietà si è commesso un crimine. Non si può tornare indietro rispetto a questa situazione. L’accordo si risolve per inadempienza contrattuale. Quando hanno rotto i sigilli si sono impossessati di un nostro bene”. Quindi per lei non c’è la possibilità di aprire una trattativa per uscire da questa situazione? Non c’è da parte di Ater la volontà di ricucire? “Per poter firmare un contratto prima di tutto ci vuole un rapporto di fiducia e da parte nostra questa viene a mancare. Io non voglio giudicare le loro attività, magari sono anche meritorie, ma noi rispondiamo di come viene gestito un patrimonio”.

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Il comune 

Da parte del comune, nessun commento, a differenza di quanto accaduto nella giornata di giovedì 11 aprile. Sempre Ater si è recata in piazzetta Toselli per sfrattare dalla loro sede quelli del Quadrato Meticcio, una realtà che attraverso lo sport pratica attività sociali. Decisivo l’intervento dell’assessore Nalin che ha risolto la questione con la riconsegna delle chiavi. Oggi invece nessuna azione e nessun commento. Da palazzo Moroni solo un canonico “non commentiamo, rispettiamo l’attività della magistratura”.

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