Gli attivisti del comitato "Lotta per la casa" rompono i sigilli alla sede del Gramigna

Il 18 febbraio scorso la polizia della questura di Padova aveva dato esecuzione ad undici misure cautelari nei confronti di altrettanti esponenti. Tre mesi dopo la presa di posizione

Gli attivisti del comitato "Lotta per la casa" nella sede di via Varese, a Padova (fonte: Facebook)

"Abbiamo riaperto l'Infospazio Chinatown" con questo post pubblicato sulla propria pagina Facebook gli attivisti del comitato "Lotta per la casa", articolazione del collettivo politico Gramigna, raccontano di aver rotto i sigilli che l'autorità giudiziaria aveva messo allo stabile di via Varese, a Padova,  il 18 febbraio scorso. L'azione di protesta sabato mattina. Dopo questa presa di posizione l'annuncio di un presidio anti sgombero previsto per martedì.

DALLA PARTE DI CHI LOTTA. "Ripartiamo - sottolineano - Un luogo simbolo dove abbiamo creato autorganizzazione, solidarietà e sopratutto la possibilità di immaginare un domani diverso. Una possibilità che è sempre viva. Un luogo di lotta in cui questo domani si concretizza nel quotidiano, nel lavoro di chi non si arrende alla miseria di questo presente. Dalla parte di chi lotta. Un luogo che sentiamo nostro perché lì abbiamo messo passione, sudore, rabbia, sogni e condivisione...e continueremo a farlo".

L'INDAGINE. La polizia della questura di Padova aveva dato esecuzione ad undici misure cautelari nei confronti di altrettanti esponenti del comitato di "Lotta per la casa". Nei provvedimenti, emessi dal gip su richiesta della procura della Repubblica di Padova che aveva coordinato le indagini della Digos, venivano contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di occupazioni abusive di immobili, resistenza e violenza a pubblici ufficiali, interruzione di pubblico servizio.

OCCUPAZIONI ABUSIVE. L’attività illecita del gruppo nel corso di poco più di un anno di attività aveva portato all’occupazione abusiva di 8 appartamenti di proprietà pubblica, alla tentata occupazione di una palazzina dell’Esu composta da 12 appartamenti, nonché alla mancata esecuzione di oltre 40 provvedimenti di sfratto esecutivi con plurimi episodi di violenze, minacce e resistenze agli ufficiali giudiziari incaricati. All'interno della sede del colletivo erano stati trovati vario materiale per il confezionamento di bombe carta come nitrato, bicarbonato e zucchero.

Le manifestazioni e occupazioni contestate dalla Digos agli indagati

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ANNULLAMENTO. Nemmeno un mese dopo i fatti il tribunale del Riesame aveva annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Padova nei confronti degli 11 attivisti.

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