Trapianto rifiutato a romeno, audizione in Regione: "No per razzismo"

I direttori sanitari dell'Ulss 12 di Venezia e dell'azienda ospedaliera di Padova hanno ricostruito ora per ora i fatti. Ancora da chiarire però perchè il paziente sia stato inviato a Mestre e poi in Friuli anzichè a Padova

Esclusa qualsiasi motivazione di tipo razzista nella mancata accoglienza al centro padovano di trapianti del 52enne romeno colto da infarto lo scorso agosto e infine operato con successo a Udine. Sulla vicenda era montato un "caso", con tanto di lettera d'indignazione da parte dei medici di Mestre, che inizialmente avevano preso in carico il paziente, nei confronti dell'azienda ospedaliera di Padova, accusata di voler rispedire "come un pacco postale" il romeno in patria per l'operazione al cuore.

IL CASO: TRAPIANTO RIFIUTATO "PERCHÈ ROMENO"

L'AUDIZIONE IN REGIONE. La commissione Sanità del consiglio regionale, presieduta da Leonardo Padrin, ha ascoltato le relazioni dei direttori sanitari dell'Ulss 12 di Venezia Salvatore Barra e dell'azienda ospedaliera di Padova Giampiero Rupolo che hanno illustrato la ricostruzione, praticamente ora per ora, dei fatti e dei rapporti intercorsi in quei giorni tra le due strutture sanitarie. Il primo dato chiaro ad emergere sarebbe appunto l'assenza di motivazioni razziste.

LO SFOGO DEL PRIMARIO DI PADOVA. "Le illazioni che parlavano di rifiuto del malato 'perché romeno' - ha affermato il professor Gino Gerosa, primario della cardiochirurgia padovana del Centro Gallucci - sono vere e proprie incursioni nelle praterie della stupidità ma che, purtroppo, in quei giorni sono state abbondantemente diffuse dai media con un grave danno d'immagine per tutti gli operatori di questa struttura sanitaria di altissima specializzazione, veramente di eccellenza e che, anche nel caso in questione, mai ha negato la propria disponibilità".

ANCORA DEI PUNTI OSCURI. Il quesito di fondo da chiarire, soprattutto sulla base della tempistica, è perché il paziente sia stato inviato a Mestre senza attendere che la disponibilità, peraltro dichiarata, del Centro di Padova potesse essere formalizzata. "Sulla base di quanto abbiamo ascoltato oggi e delle risultanze dell'ispezione disposta dall'assessore Coletto - afferma il presidente della commissione Padrin - nei prossimi giorni potremo chiarire meglio quanto avvenuto, capire i motivi per i quali gli avvenimenti sono precipitati e si è preferita una struttura friulana anziché veneta e soprattutto mettere a punto sistemi di coordinamento regionale tra le strutture cardiochirurgiche affinché quanto è successo lo scorso agosto non si ripeta a tutela dei cittadini e del buon nome che la sanità veneta a ragione vanta".

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