Padre e figlio ammazzati in Zimbabwe in una riserva, si salva un veterinario padovano

Claudio e Massimiliano Chiarelli sono rimasti uccisi nel paese africano. Francesco Marconati sarebbe riuscito a salvarsi dalla sparatoria mortale nascondendosi sotto ad una jeep

In foto da sx: Claudio e Massimiliano Chiarelli (foto Facebook)

Tragedia in Zimbabwe, dove due italiani, padre e figlio, sono stati uccisi a fucilate, probabilmente dal personale di vigilanza di una riserva di caccia. Si tratta di Claudio e Massimiliano Chiarelli, di 65 e 29 anni. Pare che i due stessero prendendo parte ad un'operazione contro i cacciatori di frodo nel parco di Mana Pools e che ad ucciderli siano state le stesse guardie dell'area, che li avrebbero scambiati, erronemente, proprio per i bracconieri cui stavano dando la caccia.

PADRE E FIGLIO UCCISI IN ZIMBABWE. I fatti risalirebbero a domenica pomeriggio, ma la Farnesina precisa come l'omicidio sia avvenuto "in circostanze ancora da chiarire". L'ambasciata italiana di Harare, la capitale, è in stretto contatto con la famiglia e con le autorità locali, che stanno indagando per ricostruire la vicenda.

TERZO UOMO. Con Claudio e Massimiliano Chiarelli, ci sarebbe stato anche un terzo uomo, il veterinario padovano Francesco Marconati, che sarebbe riuscito a salvarsi nella sparatoria mortale nascondendosi sotto ad una jeep.

ERANO IN ZIMBABWE DA TEMPO. Claudio Chiarelli risiedeva nello Zimbabwe da diverso tempo. Lì, lavorava come guida turistica nei safari e lì, ad Harare, era nato anche suo figlio Massimiliano. La moglie del 65enne e madre del ragazzo è di origini padovane. Claudio invece era nato in Libia. Padre e figlio erano iscritti anche all'Aire (Anagrafe degli italiani residenti all'estero) del comune di Montecatini Valdicecina, e, fino al 2013, all'anagrafe del paese del Pisano.

IL RICORDO DI CLAUDIO E MASSIMILIANO CHIARELLI: GUARDA IL VIDEO

"UNA PERSONA SCOMODA". Secondo il regista e fotografo trevigiano Claudio Bregagnolo, che, con Claudio Chiarelli, aveva girato alcuni documentari, il 65enne sarebbe stato un cacciatore professionista con regole ferree e un'etica rigorosa contro la caccia illegale. "Ho condiviso un periodo seppur breve ma molto intenso - spiega Bragagnolo attraverso il suo account Facebook - ho letto dei commenti di persone che aprono la bocca perchè hanno avuto il dono della parola ma non sanno cosa dicono. Era in perfetta simbiosi con la natura, con gli animali, con gli uomini. Per lui il rispetto era il principio su cui si doveva basare qualsiasi azione e questo insegnava al figlio Max. Errore? Mi vien da ridere. In Zimbabwe? Era scomodo soprattutto agli avventurieri della caccia e in quel paese con il denaro si fa tutto".

IL VIDEO POSTATO SU FACEBOOK DA CARLO BRAGAGNOLO

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