Valvole killer: Casarotto assolto ma la Cassazione apre ai risarcimenti

Il cardiochirurgo è stato assolto in quanto "il fatto non costituisce reato" dall'accusa di omicidio di Benvegnù e Barbetta, deceduti a causa delle valvole difettose. In sede civile Casarotto e l'Azienda ospedaliera potrebbero essere chiamati a risarcire i danni

La Corte di Cassazione ha assolto definitivamente dall'accusa di omicidio colposo e lesioni colpose, in quanto “il fatto non costituisce reato”, il professor Dino Casarotto, direttore del centro cardiochirurgico "Gallucci" all'epoca in cui furono impiegate le “valvole killer” che causarono due morti e costrinsero più di 30 pazienti a sottoporsi a un nuovo intervento cardiaco a causa della difettosità della valvola piazzata nel mercato sanitario.
 
Assolti in Cassazione per le stesse motivazioni, in quanto “il fatto non costituisce reato”, anche gli importatori e distributori di quelle protesi, l'imprenditore padovano Vittorio Sartori con il figlio Luca e il braccio destro Giovanni Albertin.
 
Diversa fu la formula di assoluzione in secondo grado, per “non aver commesso il fatto”, che ribaltò completamente la condanna inflitta in primo grado a 5 anni e 9 mesi di carcere, pronunciata sia per i fatti colposi che per la corruzione poi dichiarata prescritta.
 
Con l'espressione “il fatto non costituisce reato” non viene impedita la proposizione di una causa civile, poiché non si esclude una forma di responsabilità contrattuale o extracontrattuale in capo al cardiochirurgo e all'Azienda ospedaliera.
 
Confermate le condanne per gli amministratori dell’azienda produttrice, la Tri Technologies, Ivan Sergio Joviano Casagrande e Rubens Junqueira de Sousa (4 anni e 6 mesi) e per il progettista americano Thomas Henry Reif (3 anni, 4 mesi e 15 giorni), tutti irreperibili.
 
Adesso i familiari delle due vittime delle valvole killer e gli altri pazienti in vita, ai quali Casarotto aveva montato le protesi brasiliane, potranno rivalersi con una causa civile.
 
Il caso della “valvole killer” era scoppiato il 23 febbraio 2002, quando Antonio Benvegnù, cinquantaduenne tecnico della Telecom morì in casa il giorno dopo essere stato dimesso dalla cardiochirurgia, seguito il 30 agosto 2004 dal decesso di Enzo Barbetta, sessantanovenne, ex camionista, morto alla guida del suo camioncino dopo aver subito la medesima operazione.
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