Ascom, appartamenti in affitto a uso turistico: un business che va governato

Bertin: «Le grandi problematiche? Poche tasse pagate, residenti espulsi dai centri storici e, sopratutto, chi arriva e da dove arriva chi alloggia in stanze non controllate?»

Il ministro Franceschini sembra intenzionato a portare il provvedimento in Consiglio dei Ministri inserito nella bozza di disegno di legge sul Turismo che, comunque, necessita ancora di alcuni passaggi tecnici. Poi spetterà al Parlamento decidere fino a che punto affittare un appartamento come locazione turistica sarà considerata semplice integrazione al reddito o, viceversa, attività d’impresa, ma già il fatto che il Ministro dei Beni Culturali e del Turismo ci abbia messo gli occhi sopra viene salutato positivamente, seppur senza enfasi, dagli operatori del turismo dell’Ascom Confcommercio di Padova.

Stretta sugli affitti

Sinteticamente cosa viene previsto? Viene previsto che chi affitterà, sempre per meno di 30 giorni (quindi locazioni turistiche), più di tre unità immobiliari sarà considerato come un imprenditore, anche se si avvale di intermediari oppure di portali telematici specializzati, come Airbnb, Booking oppure Homaway. In Italia sono poco meno di 9mila gli host interessati dalla stretta sugli affitti brevi che gestiscono almeno quattro appartamenti e nei loro confronti si esplicherebbe il giro di vite del ministro, giro di vite che avrebbe l’obiettivo di tornare allo spirito originario dell’idea che individuava nell’affitto del proprio appartamento per qualche giorno l’anno il perimetro entro il quale ci si poteva muovere. «In verità – spiega il presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova e presidente di Confcommercio Veneto, Patrizio Bertin – i dati raccolti da OnData per Il Sole 24 Ore fissano a 8.880 il numero degli host che gestiscono almeno quattro appartamenti ma rivelano anche che esistono tre host che affittano più di mille appartamenti, quattro che ne gestiscono tra i 500 ed i mille e altri 23 che ne hanno più di 200».

Le città turistiche

Numeri che nulla hanno a che vedere con l’integrazione al reddito di cui allo spirito originario e che anzi aiutano a comprendere come le città, soprattutto quelle a forte richiamo turistico, stiano espellendo i residenti diventando altrettanti dormitori senza più anima. Dovesse passare l’impostazione data al problema da Franceschini i più colpiti sarebbero senza dubbio gli oltre 6mila host che gestiscono tra i 4 ed i 6 appartamenti sulla piattaforma. Per loro – spiega Il Sole - scatterà la definizione di attività imprenditoriale, come da articolo 2082 del Codice civile, con tutti suoi effetti: necessaria apertura di una partita Iva e iscrizione al Registro delle imprese, dichiarazione del reddito d’impresa (non più fondiario) e conseguente tassazione fuori dalla cedolare secca. «L’idea del ministro – continua Bertin – è sicuramente un passo avanti, ma i problemi causati dagli affitti brevi ad uso turistico non riguardano solo la definizione giuridica ma hanno conseguenze visibilissime sul piano della tassazione e dello spopolamento dei centri storici, a cominciare dalle città d’arte venete».
Qualche numero, in tal senso, può essere utile. Lo scorso agosto, solo su Airbnb, risultavano essere 27.339 gli alloggi affittabili in Veneto (contro i 22 del 2009), con un incremento di 7.726 unità rispetto allo stesso mese del 2017: praticamente il 40% in più in soli 2 anni.

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La classifica

Illuminante, in proposito, la classifica stilata per l’appunto ad agosto 2019 da Federalberghi nazionale, nel Rapporto sul sommerso turistico che vedeva in testa la provincia di Venezia, con 12.720 alloggi su Airbnb; seguita da Verona (7.267), Treviso (1.835), Belluno (1.797), Padova (1.764), Vicenza (1.348) e Rovigo (608). «Che una norma sia necessaria – insiste Bertin – è fuori dubbio e non solo per problemi fiscali e di tessuto sociale messo a repentaglio, ma anche per problemi di sicurezza. I nostri albergatori, infatti, sono obbligati a trasmettere le presenze alla Questura ma in alloggi come quello scoperto nel grande palazzone fronte stazione a Padova gestito da cinesi, chi arriva e soprattutto da dove arriva?» Bene dunque qualsiasi norma che, in qualche misura limiti lo strapotere della rete senza regole a scapito degli imprenditori regolari, ma massima attenzione anche da parte dei comuni e, più in generale, anche delle forze dell’ordine. «Non ce l’abbiamo di certo – conclude Bertin – con la vedova che affitta la stanza e così integra la magra pensione, ma ce l’abbiamo, ad esempio, con la fantomatica Bettina, nome dietro cui si cela un business di migliaia di appartamenti in Italia ed in Europa».

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