Appe e Fipe a Di Maio, Salvini e Centinaio: "Arginare la concorrenza sleale"

L'imperativo è modificare la normativa per arginare la concorrenza, per il buon funzionamento del mercato, a tutela della salute e della sicurezza dei consumatori

«I Ministri Di Maio, Salvini e Centinaio devono porre le basi per avviare un percorso di riforma del sistema normativo al fine di arginare i fenomeni di concorrenza sleale nel settore della somministrazione di alimenti e bevande. Per questo motivo abbiamo realizzato, d’intesa con la nostra Federazione nazionale, il manifesto “Per non mangiarsi il futuro” che è stato inviato a chi ha compiti di governo».

Tutela della salute

È risoluto Erminio Alajmo, Presidente dell’Associazione Provinciale Pubblici Esercizi (APPE) di Padova, nonché vice Presidente nazionale della Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE): le Istituzioni devono assumere tutte le iniziative politiche e giuridiche a garanzia del buon funzionamento del mercato, a tutela della salute e della sicurezza dei consumatori. Il manifesto intende portare all’attenzione dei Ministri competenti la necessità di avviare un ripensamento della normativa inerente gli operatori che, a vario titolo, si occupano di ristorazione, al fine di arginare una crescente incertezza normativa con conseguente concorrenza sleale nel settore e tutelare i milioni di consumatori che ogni giorno mangiano fuori casa. «APPE sta dando la massima diffusione a tale documento – rivela Alajmo – ed invita tutti gli operatori, associati e non, a sostenere l’appello firmandolo tramite l’apposito form on line presente sul sito associativo www.appe.pd.it».

L'appello

La cucina italiana: orgoglio degli italiani, ispirazione per gli stranieri, ali e radici per chi viene e torna nel nostro Paese. In numeri, la nostra ristorazione vale 300mila imprese, 85 miliardi di fatturato e 43 miliardi di valore aggiunto all’anno per 1 milione di occupati. Meno puntuale, ma non meno strategico, il valore intangibile del settore in termini sociali, storici, culturali, antropologici e come volano dell’attrattività turistica e dell’intera filiera dell’agroalimentare del Paese. Ora, poi, il settore sta vivendo una popolarità senza precedenti, con gli chef famosi come attori e contesi come influencer, a dimostrazione che la cucina - da sempre strumento di comunicazione - è appetibile anche come strumento di consenso. Bene, insomma, ma non benissimo. Questi risultati sono la punta di un iceberg fatto del lavoro di centinaia di migliaia di imprese che, con la loro professionalità, creatività e quotidianità, fanno la forza di questo settore, che riceve a parole grandi pacche sulle spalle, ma nei fatti rischia oggi un impoverimento senza precedenti.

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