Bertin, Ascom: «Gli affitti brevi per turisti non possono essere un business»

Il presidente padovano torna sulla questione degli affitti brevi ai turisti. Secondo Bertin sono indispensabili delle regole precise ad oggi non sufficienti

La discriminante è tutta racchiusa in una piccola frase: “Se rispettano le regole”. «Se rispettano le regole e se gli affitti brevi rimangono nell’ambito dell’arrotondamento del reddito familiare – spiega Patrizio Bertin, presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova – allora confermo che non vedo problemi ed anzi ribadisco che più persone arrivano in città e meglio è. Però questo non può essere un business e quindi mi preoccupo quando leggo che alcuni imprenditori, proprio a Padova, sono intenzionati a investire in questo nuovo modo di fare accoglienza turistica. E’ un approccio, a metà strada tra l’investimento immobiliare e l’elusione fiscale, che sta creando grandi problemi di ordine sociale oltre che di affollamento alle mete turistiche mondiali (New York, Barcellona, Amsterdam, Roma, Venezia, ecc.) dal momento che Airbnb e similari per come sono strutturati permettono a host poco coscienziosi di approfittare di un buco normativo e fare affari in modo sleale».

Regole precise

Quindi il “rispetto delle regole” deve accompagnarsi al “mettere regole precise” che oggi sembrano decisamente insufficienti.
«Pochi mesi fa – continua il presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova – la nostra Padova Hotels Federalberghi denunciava che la presenza online di numerosi annunci non costituiva (e non costituisce) una forma integrativa del reddito, ma spesso sono vere e proprie attività lavorative con persone che gestiscono più alloggi. Anche la “storia” che si condivide l’esperienza con il titolare è appunto una “storia”, in quanto la maggior parte degli annunci si riferisce ad interi appartamenti a disposizione per oltre sei mesi l’anno e quindi parlare di attività occasionali è quantomeno dubbio come è dubbia la giustificazione che gli appartamenti vadano a sopperire alla carenza di offerta di hotel in quanto gli annunci online sono concentrati nelle grandi città e in particolare nei centri storici». Bene quindi la legge regionale che ha istituito il codice identificativo che dovrà essere pubblicato obbligatoriamente in tutte le forme di comunicazione promozionale rivolte al pubblico, social compresi. «Ribadisco – conclude Bertin – che il problema sta tutto nell’individuazione di regole precise. D’altra parte è noto a tutti come l’assenza di norme finisca sempre per favorire i più forti e quello di Airbnb, un colosso di una trentina di miliardi di dollari che gestisce immobili in tutto il mondo senza averne di proprietà, è esattamente uno di questi casi».

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