La cimice asiatica distrugge il nostro lavoro: la storia di un agricoltore costretto a chiudere

«Ho venduto la mia azienda agricola a causa del flagello della cimice asiatica». Mauro Bertin, 59 anni, di San Pietro Viminario, fino allo scorso 31 dicembre aveva tre ettari

«Ho venduto la mia azienda agricola a causa del flagello della cimice asiatica». Mauro Bertin, 59 anni, di San Pietro Viminario, fino allo scorso 31 dicembre aveva tre ettari di appezzamenti nei quali coltivava pere. «Negli ultimi anni il mio fatturato si è più che dimezzato – ha raccontato al termine della manifestazione del comparto che si è tenuta stamattina a Ferrara – Raggiungevo a mala pena il pareggio fra le entrate e le uscite».

La storia

«Ho lavorato nei campi per 43 anni, da quando ne avevo 16. Non ho mai visto una crisi del genere». Dettata, appunto, anche dalle conseguenze dell’imperversare della cimice, soprattutto a danno dei frutteti. “Non ci sono, almeno per il momento, delle sostanze in grado di combattere questo insetto. Se aggiungiamo le malattie fungine il disastro è totale”. Ha voluto partecipare alla mobilitazione nella città estense, organizzata da Agrinsieme (coordinamento che rappresenta Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari), per far sentire la sua voce. Così come Fabio Carraro, 45 anni, un imprenditore di Campodarsego. Pure lui possiede tre ettari a vocazione frutticola: pesche, mele, pere e kiwi. Nel 2019 le sue entrate si sono dimezzate, sempre a motivo della cimice asiatica. “Le reti che abbiamo installato non sono sufficienti – ha spiegato - Ci vorranno degli anni prima che la natura ritrovi il suo equilibrio. Nel frattempo, rimaniamo in gravi difficoltà dato che non abbiamo strumenti ad hoc per debellare la criticità”. Insieme a loro, a Ferrara, centinaia di agricoltori di Cia Padova: uniti per portare all’attenzione dell’opinione pubblica le problematiche legate al settore. Alla mobilitazione, inoltre, hanno aderito molte organizzazioni.

Gli indennizzi

«Il Governo centrale ha messo a disposizione 80 milioni di euro di indennizzo, a livello nazionale, per i danni causati dalla cimice asiatica. Una cifra ridicola». Il presidente di Cia Padova, Roberto Betto, intende portare avanti le istanze degli agricoltori: «Ci sentiamo presi in giro. Se la situazione dovesse perdurare temo che prenderanno in mano le motoseghe per distruggere i frutteti, tanto ormai non rappresentano più una fonte di reddito. Chiediamo di venire ascoltati, in una logica di sostenibilità economica». Maurizio Antonini è il direttore dell’associazione di categoria: «Abbiamo centrato un grande obiettivo, siamo scesi in piazza uniti. Solo così – condividendo le stesse richieste all’unisono – siamo nelle condizioni di poter andare a Bruxelles o al Ministero delle Politiche agricole al fine di far valere i nostri diritti. Peraltro, alla mobilitazione hanno partecipato pure tanti cittadini e organizzazioni del commercio e industriali. Ciò significa che la gente, e le varie rappresentanze, hanno realizzato che il comparto sta attraversando un momento veramente critico».

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