Fatturazione elettronica, più problemi che vantaggi: «Non servirà a eliminare il nero»

Di Stasio (Artigianfidi Padova): «Le imprese sotto i 65mila euro di fatturazione non saranno interessate e anzi aprirà le porte a un massiccio accesso dei "Big Data»

A meno di due mesi dalla "rivoluzione copernicana" che dovrebbe interessare tutta la platea delle imprese e dei professionisti, per il direttore di Artigianfidi Padova, Fabio Di Stasio, è ancora tutta la dimostrare la validità del provvedimento.

Chi riguarda

«Intanto - spiega - va detto che sembra sempre più probabile che la definizione "tutte le imprese e tutti i professionisti" debba intendersi come "tutti quelli che superano la soglia di fatturato dei 65 mila euro". Il che significherebbe che il 78% delle partite Iva, una maggioranza "bulgara", non ne sarebbe minimamente toccata anche se non è detto che tutti optino per il regime agevolato che ne prevederebbe l'esclusione». Una cosa sembra comunque assodata: non ci sarà nessuna proroga anche perchè il governo, sulla fatturazione elettronica, ha puntato un paio di miliardi sulla legge di bilancio. «Quello che rimane sullo sfondo - continua Di Stasio - e che non fa parte del dibattito che si è sviluppato a margine del nuovo obbligo, è che la fatturazione elettronica ben difficilmente significherà semplificazione per i contribuenti. Al momento, infatti, non scompare nessuno degli obblighi previsti e dunque ad obbligo si aggiunge obbligo con conseguente corollario di aumento dei costi».

Decreto legge

Vero è che che esiste un decreto legislativo del 2015 che dispone che l'Agenzia delle Entrate metta a disposizione dei contribuenti in contabilità semplificata un programma di assistenza attraverso la dichiarazione precompilata e l'esonero dall'obbligo di tenuta dei registri Iva ed altrettanto vero è che si è parlato di procedere sulla strada della precompilata per le imprese di minori dimensioni. «Ma di tutto questo - aggiunge il direttore di Artigianfidi - pare non ci sia traccia ed è facile prevedere che non ci sarà. Per questo tipo di strutture - riflette Di Stasio - il vero interesse non è quello di offrire il servizio, ma di incamerare i dati delle aziende, operazione che, a mio modesto parere, dovrebbe essere monitorata dal garante della privacy». Chi invece non dovrebbe avere limiti di privacy ed anzi dovrebbe essere favorito nell'attività di controllo, sono l'Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza che nella fatturazione elettronica dovrebbero trovare un valido alleato. «Dovrebbe - dubita Di Stasio - perché non c'è peggior contribuente di chi non vuole esserlo. In altre parole: chi faceva il nero prima lo farà anche dopo ed anzi non serve un mago per "profetizzare" che il tetto dei 65 mila euro previsto per il regime dei minimi/forfettari, diventi una sorta di confine che in molti troveranno molto comodo rispettare rimanendo alla luce del sole fino al limite per poi scendere nel sommerso una volta superato quel volume d'affari».

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