"55 milioni di fatture elettroniche per 49mila imprese padovane": le stime di Confapi per il 2019

Questa l'ipotesi di Fabbrica Padova, centro studi di Confapi. Critico il presidente Valerio: «Nobile l’intento di combattere l’evasione, ma il rischio è invece proprio quello di favorire il sommerso»

"L’intento è nobile, gli esiti rischiano di rivelarsi nefasti". Inizia così l'analisi critica di Confapi Padova sulla fatturazione elettronica. Con tanto di stime per l'anno 2019 per la città del Santo.

I dati

I calcoli sono stati fatti da Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, e parlano chiaro: saranno circa 276 milioni le fatture elettroniche emesse nel 2019 in Veneto, di cui 55 milioni quelle a Padova dalle 49mila imprese presenti sul territorio. E sebbene l'obiettivo del Governo sia quello di semplificare e far emergere i 2 miliardi di euro l’anno di sommerso, secondo Confapi "l’obbligo di emettere fatture elettroniche con ogni probabilità finirà per ottenere l’effetto inverso, aumentando i vincoli burocratici e incentivando le aziende a lavorare in nero". Un concetto ulteriormente evidenziato dal presidente Carlo Valerio: «Si è arrivati all’obbligo della fatturazione elettronica tra informazioni incomplete e istruzioni incerte, prevedendo costi aggiuntivi per le aziende. Se il principio è quello sacrosanto di “sburocratizzare”, la direzione è del tutto sbagliata: non è scomparso alcun obbligo fra quelli esistenti e anzi ne viene aggiunto un altro. Il tutto mettendo sullo stesso piano, per l’ennesima volta, le grandi e le piccole imprese, che hanno strutture ed esigenze tra loro completamente diverse. Purtroppo tocca constatare che le Pmi continuano a essere del tutto fuori dai radar del legislatore». Secondo i dati forniti dall’Osservatorio Fatturazione Elettronica & eCommerce B2b del Politecnico di Milano sono 2,8 milioni le imprese coinvolte, il 56% dei 5,15 milioni di imprese presenti in Italia: emetteranno circa 3 miliardi di e-fatture in tutto il 2019. Come noto, l’obbligo riguarda imprenditori, liberi professionisti (escludendo le partite Iva col regime dei minimi o forfettario, la cui soglia è stata elevata a 65 mila euro), artigiani e commercianti. Ma perché l’obbligo della fatturazione elettronica rischia di rivelarsi un incentivo all’evasione? «Perché», risponde il presidente Valerio, «proprio il tetto dei 65mila euro previsto per il regime dei minimi o forfettario rischia di diventare una sorta di spartiacque, spingendo verso il sommerso quando si raggiunge quel volume di affari. La considerazione finale è questa: uno Stato serio mette in piedi strutture adeguate di controllo ed è autonomamente in grado di accertare eventuali violazioni della legge, senza dover demandare ai cittadini il compito di farlo, gravando i contribuenti con ulteriori fardelli».

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