I giovani imprenditori di Confapi incontrano il ministro Stefano Patuanelli

Il presidente Morello Ritter: «Ecco la nostra proposta per inserire giovani manager nelle Pmi e far rientrare in Italia i cervelli in fuga dall'estero»

Via dall’Italia. Emigrati, in cerca soprattutto di un lavoro migliore, e meglio pagato. Sono 28 mila i giovani che ogni anno lasciano il Paese in cerca di un altro futuro. A loro si rivolge il progetto presentato da Jonathan Morello Ritter, Presidente nazionale dei Giovani Imprenditori di Confapi e già Presidente dei Giovani di Confapi Padova, nel corso dell’incontro avuto con il Ministro Stefano Patuanelli nella sede del Mise. Una proposta circostanziata e basata sui numeri, che punta alla detrazione dei costi dell’Erario per agevolare le assunzioni di giovani manager da parte delle imprese. E l’accoglienza ricevuta nel corso dell’incontro - che si è svolto in occasione della presentazione del piano Transizione 4.0, a cui hanno partecipato le associazioni che rappresentano il tessuto imprenditoriale del nostro Paese - è stata più che positiva.

I giovani che lasciano

«Le sempre maggiori conoscenze necessarie nel mondo dell’impresa costringono le imprese di dotarsi di figure apicali per essere competitive in un contesto globale e questo i Giovani Imprenditori lo hanno capito da tempo», spiega Morello Ritter. «Il costo del lavoro per tali posizioni è però talmente elevato che spesso le Pmi vi rinunciano. Il danno è molteplice. L’impresa è meno competitiva e i manager, soprattutto i giovani, scappano all’estero». Dei giovani che ci lasciano, occorre precisarlo, circa un terzo sono laureati. 28 mila quelli che hanno lasciato l’Italia nell’ultimo anno, mentre circoscrivendo il quadro al solo Veneto, secondo i dati Eurostat e Istat, il “saldo” fra under 35 nel 2018 ha sfiorato le 4 mila unità, con 3.887 partenze non rimpiazzate. E un laureato costa allo Stato circa 160 mila euro (dati Ocse), considerando stipendi dei docenti, spese dei locali e degli altri servizi offerti dall’Università. «I conti sono semplici. Moltiplicare i 10 mila giovani laureati per 160 mila euro porta a un totale di 1,6 miliardi di euro. Sempre per arrotondamento, facciamo 1,5 miliardi: è il capitale che perdiamo ogni anno. Ora», prosegue Morello Ritter, «immaginiamo che a quei 10 mila giovani, figure potenzialmente “apicali” (quadri o manager) di Pmi, potessimo sgravare contributi e Irpef, al fine di agevolare le imprese italiane ad assumerli. Quanto costerebbero? Se dessimo 60 mila euro netti all’anno (vale a dire 5 mila euro al mese) l’imprenditore dovrebbe sborsare almeno altri 60 mila euro di imposte e contributi. Farebbe circa 120 mila euro l’anno, cifra proibitiva per il 96% delle imprese che, non dimentichiamolo, contano una media di 4,7 dipendenti (dato Istat). Ma se intendessimo coprire attraverso un’agevolazione del 100% costi dell’Erario e di Inps per tutti e 10 mila giovani in “fuga”, lo Stato pagherebbe 600 milioni di euro all’anno (10 mila giovani manager per 60 mila euro)».

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Aerospazio., difesa, aeronautica

Fattibile? Sì, ed ecco come trovare le risorse. «Nella scorsa legge di bilancio su 4,9 miliardi di euro stanziati per lo sviluppo economico, ben 3 sono andati Aerospazio, Difesa e Aeronautica. Al resto delle imprese 739 milioni, alle politiche ambientali e per sviluppo sostenibile poco più di 150 milioni. Crediamo che ridistribuendo queste risorse sia possibile finanziare importanti progetti di sviluppo economico centrati sull’innovazione, la cultura, l’ambiente, il turismo ma anche sulla nuova, necessaria, gestione imprenditoriale. Ci sarebbe quindi sicuramente una copertura del bilancio dovuta alla diversificazione delle risorse. Di fronte a una giusta retribuzione e a un buon contesto lavorativo, i nostri giovani tornerebbero volentieri. Ci guadagnerebbero tutti, se ne gioverebbe l’Italia».

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