Imu alla Città della Speranza Zanonato: esentare centri ricerca

In visita all'istituto pediatrico, il ministro dello Sviluppo economico, ex sindaco di Padova, apre all'esclusione delle realtà no-profit e di utilità sociale dal pagamento del nuovo balzello

Il ministro Flavio Zanonato

Si torna a parlare di Imu (ex Ici), ribattezzata ormai come la tassa più odiata dagli italiani, dopo la sua introduzione durante il governo Monti, confermata dall'esecutivo guidato da Enrico Letta. Se le prime case sono state risparmiate dall'imposta, a soffrirne rimangono le aziende e, soprattutto, le realtà no-profit come i centri di ricerca. Primo fra tutti, a Padova, l'Istituto di Ricerca Pediatrica "Città della speranza" - visitato lunedì dal ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato - per il quale si apre uno spiraglio, dopo la scure abbattutasi sul centro, costretto a un esborso di 118mila euro. L'ex sindaco della città del Santo infatti ha annunciato che darà battaglia, in sede di modifica al testo di legge, per far sì che si arrivi a un'esenzione per i centri di ricerca.

"SOLDI SOTTRATTI ALLA RICERCA". "Adesso che dobbiamo riformulare completamente l'Imu - ha spiegato Zanonato- sarebbe interessante non soltanto esentare le case, la prima abitazione, ma usare questa esenzione fiscale anche in direzione di alcune realtà che non hanno nulla a che fare con patrimoni immobiliari, ad esempio un'officina o un capannone". "Un centro di ricerca come la Fondazione Istituto di Ricerca Pediatrica Citta della speranza non è un bene immobiliare che fra dieci anni sarà venduto e trasformato in un albergo, è un bene che permanentemente serve alla ricerca - ha infine concluso - che senso ha fargli pagare l'Imu? Sono soldi sottratti alla ricerca".

CRISI, RIPRESA SENZA TASSE. "Il governo non vuole mettere ulteriori tasse ma far sì che la ripresa economica avvenga con operazioni a costo zero. - ha inoltre annunciato Zanonato - Noi non vogliamo mettere ulteriori tasse, bisogna operare in modo che la ripresa economica in questa fase avvenga con operazioni a costo zero". Ciò significa, ha aggiunto il titolare dello Sviluppo Economico, che "non ci devono essere, a fronte di nuove spese, nuovi debiti. A fronte di nuove spese devono esserci o tagli o nuove entrate." "Infine - ha aggiunto il ministro parlando di prospettive future e di rilancio dell'economia - col decreto Lavoro, 100mila giovani troveranno occupazione e altri 100mila potranno essere in qualche modo coinvolti, ma non basta facilitare le assunzioni, serve anche far ripartire lo sviluppo".

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