Lavoro, Veneto regione virtuosa: occupazione in crescita nel secondo trimestre 2018

Il tasso di occupazione regionale ha raggiunto il 67,2% , il livello più alto mai registrato in regione dall’inizio delle rilevazioni, a fronte di una media nazionale del 59,1%. Il tasso di disoccupazione è tornato a scendere sotto il 6%

In controtendenza. E virtuoso: il Veneto si conferma una delle regioni con i più bassi livelli di disoccupazione d’Italia e una tasso di occupazione costante, attorno al 67%. È quanto emerge dai dati Istat e Veneto Lavoro relativi al secondo trimestre dell’anno.

I dati

Il tasso di occupazione regionale ha raggiunto il 67,2% , il livello più alto mai registrato in regione dall’inizio delle rilevazioni, a fronte di una media nazionale del 59,1%. Il tasso di disoccupazione è tornato a scendere sotto il 6%, attestandosi sugli stessi livelli del 2017 (5,9%), ben al di sotto della media italiana. Meglio del Veneto fa solo il Trentino Alto Adige, con le province autonome di Trento e Bolzano. Elena Donazzan, assessore regionale al lavoro, rileva: “I due indicatori mettono in luce non solo la quantità ma anche la qualità del lavoro, in quanto aumentano le trasformazioni dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato: segno che le imprese quando trovano la persona giusta la vogliono tenere e non lasciarsela scappare. Le politiche messe in atto dalla Regione hanno facilitato l’incrocio tra domanda e offerta del lavoro, in particolare orientando gli interventi formativi ai reali bisogni delle imprese”.

Cresce l'occupazione stabile

I dati della Bussola a cura dell’Osservatorio di Veneto Lavoro consentono di analizzare più nel dettaglio l’andamento del mercato del lavoro regionale. Le posizioni di lavoro dipendente sono cresciute di circa 32.600 unità, grazie soprattutto al numero di assunzioni, che nel secondo trimestre 2018 hanno raggiunto quota 240.700 (+2,6% rispetto al 2017). In aumento anche le cessazioni (208.100), come logica conseguenza della naturale scadenza di molti dei contratti a tempo determinato stipulati lo scorso anno. Cresce l’occupazione stabile, anche per effetto degli incentivi per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani under 35 introdotti dalla legge di stabilità 2018 e prorogati fino al 2020 dal Decreto dignità. Rispetto allo scorso anno le assunzioni sono aumentate dell’8% e le trasformazioni del 53%, per un saldo trimestrale di +1.800 posizioni di lavoro a tempo indeterminato. Positiva, ma in rallentamento, anche la dinamica dei contratti a tempo determinato, che registrano un saldo di +23.700 posizioni lavorative, rispetto alle +35.000 del secondo trimestre 2017.

Agricoltura su, istruzione giù

La crescita occupazionale è diffusa in tutti i settori produttivi ed è particolarmente evidente in agricoltura (+4.500 posizioni lavorative). Il comparto industriale mostra dati in linea con quelli dello scorso anno (+8.100):  si segnala il buon andamento dell’edilizia, che ha recuperato 2.000 posti di lavoro nel secondo trimestre e ha registrato un aumento delle assunzioni del 22%. Gli unici settori con saldo negativo sono i servizi finanziari (-500), sanità e servizi sociali (-100) e l’istruzione (-18.000), che nel secondo trimestre dell’anno deve fare i conti con la conclusione dei rapporti di lavoro dei supplenti annuali. 

Prestazioni occasionali

Tempo di bilanci, a un anno esatto dalla loro effettiva introduzione, anche per le nuove prestazioni occasionali introdotte in sostituzione dei voucher: da luglio 2017 a giugno 2018, in Veneto, il Libretto Famiglia è stato utilizzato mediamente da 400 lavoratori ogni mese (l’11% del totale nazionale), mentre il contratto di prestazione occasionale, recentemente modificato dal Decreto dignità, ha interessato circa 2.000 lavoratori al mese (pari al 14% del totale nazionale). Conclude l'assessore Donazzan: “La nostra attenzione resta comunque alta perché negli ultimi anni il mercato del lavoro evidenzia andamenti alterni, ad alta volatilità. Grazie all’Osservatorio regionale del lavoro, che puntualmente fotografa la situazione reale nel territorio, è possibile evitare errori nella programmazione delle politiche del lavoro”.

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