Pmi padovane, accesso al credito: tassi più elevati e prestiti più cari

Il credito più selettivo unito al rapido innalzamento degli spread imposti dalle banche determina differenziali elevati, che gravano sul sistema produttivo padovano ostacolando la ripresa. Questo il sunto dell'ultima indagine di Confindustria

Secondo Confindustria, le condizioni proposte dagli istituti di credito prevedono tassi più alti e prestiti bancari più cari negli ultimi sei mesi per il 75% delle imprese padovane. E la sofferenza per accendere un prestito si acuisce soprattutto per l’82,4% delle aziende di medie dimensioni con oltre 50 addetti.

LA RICERCA. Per il 51,2% delle piccole e medie imprese padovane il rapporto con gli istituti di credito è qualitativamente peggiorato negli ultimi sei mesi. È questo il risultato dell’indagine “Pmi e condizioni di accesso al credito” realizzata da Confindustria Padova e Fondazione Nord Est tra il 20 settembre e il 14 ottobre su un campione di 389 aziende. La stretta economica si traduce in concessione del credito più selettiva, inasprimento delle garanzie a copertura del rischio e incremento degli spread applicati dalle banche.

PMI NELLA MORSA CREDITIZIA? Nell’ultimo semestre il rapporto tra imprese e banche appare deteriorato soprattutto alla luce delle tensioni sui mercati finanziari, che hanno causato l’aumento dei differenziali tra Bund e Btp con maggiori costi di raccolta delle banche che, insieme alla crisi strutturale di liquidità, minacciano il ritorno alla stretta creditizia del biennio 2008-2009.

INVESTIMENTI PER LA RIPRESA. Uno zoccolo duro di aziende padovane, però, è intenzionato a investire in vista di una crescita. Ma perché gli imprenditori richiedono alle banche di erogare denaro? Alla base della domanda, pare vi sia il finanziamento di nuovi investimenti, anche se il 28,4% ha fatto ricorso per carenze di liquidità e il 26,4% allo scopo di ripristinare l’aumento di denaro circolante come crediti commerciali o scorte.

INCERTEZZA E SFIDUCIA. Un altro dato da interpretare è quello relativo al 59,4% delle imprese, che negli ultimi sei mesi non hanno chiesto nuovi affidamenti. Più che segnale di un’autonomia finanziaria, è sintomo d’incertezza e scarsa fiducia nel futuro o rinuncia per l’alto costo del credito.
 

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