Plastic tax: l'assessore Donazzan riunisce il tavolo intersettoriale del Veneto

L'assessore sottolinea: «Si rischia un dramma occupazionale, gli scenari sono molto peggiori di quelli previsti. Il governo è ancora in tempo per cambiare idea»

«Solo la plastic tax rischia di tramutarsi in un vero e proprio dramma occupazionale che coinvolgerà non meno di 50mila lavoratori del solo diretto, senza contare l’indotto, e che costerà 5mila posti in meno nel solo Veneto. Questo balzello va oltre ogni peggior aspettativa per l’impatto negativo sulle imprese, con numeri ancora indefiniti che fanno anche per questo paura, interessando pressochè tutte le imprese, con pesanti ricadute sull’export». A dirlo l’assessore al lavoro della regione del Veneto, Elena Donazzan, al termine di due intense ore di lavoro del Tavolo intersettoriale sulle prospettive e gli effetti della plastic e sugar tax, riunitosi la scorsa settimana nella sede di Veneto Lavoro.

Riduzione posti di lavoro

Con la Donazzan, erano presenti associazioni datoriali e sindacati: Confindustria Veneto, Confindustria Vicenza, Verona, Veneto Centro, Unionplast nazionale, Confartigianato Veneto, Cisl. «Nel corso dell’incontro - ha riferito l’assessore -  è emerso, ad esempio, che la San Benedetto, presente al Tavolo, ha già bloccato investimenti per 28 milioni di euro, e che i tagli agli investimenti della Coca Cola, che ha il suo maggior stabilimento di imbottigliamento italiano a Verona, arrivano a 42 milioni». Tutti i partecipanti hanno posto l’accento sullo spettro della riduzione dei posti di lavoro e sul problema conseguente di un massiccio ricorso alla cassa integrazione, a rischio di mancanza di copertura. «In un incontro a Roma con il Ministro del Lavoro – ha rivelato la Donazzan -   è emerso che la copertura per l’assegno di ricollocazione per i percettori del reddito di cittadinanza sarebbe garantita solo per il 20% in tutta Italia. A questo dato aggiungiamo il costo di chi perderà il lavoro, e io mi chiedo se sia questo il modo di governare una Nazione».

Il mercato a rischio

Gravi conseguenze sono state paventate anche dal punto di vista del mercato, dal quale le aziende italiane potrebbero trovarsi escluse per l’impossibilità di competere sul piano dei costi. «Non si dimentichi – ha detto la Donazzan – quanto grandi possono essere i rischi di chiusure, cessioni di aziende e delocalizzazioni, perché, appena oltre i confini italiani, i prodotti potrebbero arrivare a costare fino a meno della metà». Le parti al Tavolo hanno anche lamentato la mancanza di concertazione, di informazione e tanto meno di trattativa sulla questione, evidenziando come le aziende debbano per forza avere una programmazione con tempi medi o lunghi, mentre l’introduzione della nuova tassazione avrà tempi brevissimi. Tutti hanno anche sottolineato come la plastica sia oggi il primo settore per riciclo, in particolare nel Veneto, che detiene in questo il primato nazionale. «Economia circolare – ha detto la Donazzan – significa riciclo e aiuto agli investimenti green, cosa che le aziende fanno. Questa tassa invece blocca la ricerca, gli investimenti e le assunzioni e causerà un aumento esponenziale della cassa integrazione. E' l'inquinamento invece che calare, aumenterà, perché una bottiglia di vetro pesa dieci volte più di una in plastica e una in alluminio tre volte in più, con un aumento esponenziale dei volumi e di conseguenza con moltissimi più camion sulla strada e le conseguenti emissioni. Si pensi al confronto tra una bottiglia in plastica riciclabile al 100% e contenitori in carta o legno, che significherebbero un aumento dell’abbattimento di alberi. Questo non è etico, né sostenibile»

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