Per ottimizzare la gestione del Reddito di cittadinanza: il progetto nell'Alta Padovana

Il progetto Pon Inclusione del Distretto 4 Alta padovana è promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e finanziato con fondi Fse, che entra in questi giorni nella sua fase operativa per concludersi nella primavera 2020

Creare una rete virtuosa di collaborazione fra gli enti coinvolti dell'Alta padovana, affinché il reddito di cittadinanza diventi un vero strumento di uscita dalla condizione di svantaggio in cui versano i beneficiari, e non un mero sussidio, moltiplicando così le sue probabilità di successo: è questo l'obiettivo del progetto Pon Inclusione del Distretto 4 Alta padovana, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e finanziato con fondi Fse, che entra in questi giorni nella sua fase operativa per concludersi nella primavera 2020.

Il progetto

Il progetto, la cui formulazione risale a quando erano operativi prima il Sia e poi il Rei, vede la cooperativa La Esse coordinare il confronto fra i 28 Comuni del Distretto Alta Padovana (capofila Carmignano di Brenta), assistenti sociali e operatori dei servizi A. Ulss 6 Euganea, Centri per l'Impiego, cooperative sociali e terzo settore affinché si superino le criticità nell'attuazione delle politiche di contrasto alla povertà e inclusione sociale, rilevate nella fase di mappatura che si è appena conclusa e nella successiva ricognizione sociale che si concluderà a settembre. I primi risultati sono stati presentati l'8 luglio a Carmignano di Brenta in occasione del seminario "Dal Rei al Reddito di cittadinanza: gli obiettivi della pianificazione regionale e locale", dove è stato presentato, assieme al Pon Inclusione, l'Atto di programmazione territoriale del Distretto 4 dell’A. Ulss 6 Euganea per l'attuazione del Piano Regionale per il contrasto alla povertà 2018-2020 appena approvato a fine giugno dal Comitato dei sindaci.

Criticità

La criticità più importante rilevata nella mappatura e nei primi passaggi della ricognizione riguarda non tanto l’accesso degli utenti ai servizi, ma la fase successiva. Cioè, una presa in carico efficace da parte del "sistema" della persona o del nucleo famigliare in condizione disagiata, con la definizione del percorso migliore. Questo perché i tanti soggetti coinvolti nella gestione del Rdc (e prima Sia e Rei) intervengono sul singolo caso con gli strumenti da loro previsti, dialogando faticosamente tra loro poiché non esiste ancora una prassi di lavoro o protocolli che stabiliscano come ciò debba avvenire. La sintesi degli interventi, al momento, è in capo allo stesso beneficiario che, proprio perché in una situazione di svantaggio, non è in grado di fare questa operazione. In secondo luogo, manca ora una programmazione sul fronte dei progetti sociali di inserimento lavorativo o di accompagnamento sociale, poiché - dato che ora l'unico strumento di inclusione sociale è il Rdc - si è ancora in attesa dei relativi decreti attuativi su questi ambiti.

Workshop ed eventi formativi

Per la prosecuzione del Pon Inclusione, alla luce dei dati raccolti, la cooperativa La Esse organizzerà nei prossimi mesi workshop ed eventi formativi dove tecnici comunali, assistenti sociali, operatori del distretto 4 dell'Ulss 6 Euganea, operatori dei centri per l'impiego potranno confrontarsi sulle loro prassi di gestione delle politiche di inclusione, al fine di creare una metodica di collaborazione e comunicazione a tutto vantaggio delle persone che accedono al Rdc, o che già godono del Rei e faranno il passaggio al Rdc. Un altro obiettivo importante è quello di coinvolgere le cooperative sociali e il terzo settore sia nella fase di sostegno agli utenti sia in quella di inserimento o reinserimento lavorativo: questi soggetti hanno già partecipato in passato a case history di successo nell'Alta padovana e sono quindi attori potenzialmente determinanti per il successo delle politiche di inclusione attiva.

I bisogni sociali dell'Alta

Dal Piano regionale per il contrasto alla povertà, che ha rielaborato dati Istat ed Eurostat del 2017, emerge che in Veneto non vi sono casi di povertà assoluta, cioè persone o famiglie che non arrivano alla spesa minima mensile essenziale a uno standard di vita accettabile. Mentre il 6,1% delle famiglie vive in condizioni di povertà relativa, che significa che hanno possibilità economiche inferiori rispetto alla media nazionale. Il territorio dell’Alta padovana, nonostante economicamente florido e con un tasso di disoccupazione molto basso se confrontato con l’ambito provinciale e regionale, non è immune dai rischi connessi dalla povertà. I dati del 2015 dell’allora Ulss 15, sui quali si basava la domanda di partecipazione al bando per il Pon Inclusione poi vinta, registravano quasi 11mila utenti seguiti dai servizi sociali. La fase di mappatura appena conclusa, che ha analizzato l’andamento delle politiche di inclusione attiva SIA (2016-2017) e Rei (2018-2019) restituisce la fotografia che segue dei bisogni sociali dell’Alta padovana. Una precisazione: i progetti Sia sono stati trasformati nel tempo in progetti Rei, per questo non vengono evidenziati nelle tabelle, mentre il Reddito di cittadinanza è troppo recente per avere dati attendibili disaggregati per Comune.

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