Reportage della tv franco-tedesca nelle aziende padovane, dove un operaio su tre è straniero

Il corrispondente italiano di Arte ha visitato l'azienda Micromeccanica e la sede di Confapi Padova per studiare un trend tutto nostrano

"Oggi, per i nostri giovani, fare l’operaio è quasi una vergogna". Una frase forte, quella pronunciata da Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova. Ma che racchiude un trend comprovato: un operaio su tre, in Veneto, è straniero.

Il reportage franco-tedesco

Partiamo proprio dai numeri presi in esame da Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, i quali attestano che il saldo tra assunzioni e cessazioni di rapporti di lavoro dipendente nell’arco del 2017, in Veneto, è positivo, con 33.999 nuove posizioni aperte. Di queste, 11.731 sono di lavoratori stranieri, mentre 22.268 sono di italiani. In sostanza, per ogni due dipendenti italiani assunti ce n’è uno proveniente dall’estero. Dati che hanno suscitato interesse anche al di là delle Alpi, tant’è che Confapi è stata contatta da Arte (acronimo di Association Relative à la Télévision Européenne, Associazione Relativa alla Televisione Europea), rete televisiva franco-tedesca con sede a Strasburgo, per realizzare un servizio sul mondo delle imprese del territorio. Il corrispondente dell’emittente in Italia, Gustav Hofer, ha così avuto modo di prendere come esempio Micromeccanica, azienda che produce particolari di torneria per il settore della connessione elettrica, con 40 dipendenti, tra cui diversi stranieri, e un fatturato di 7 milioni di euro l’anno. Il titolare Giancarlo Piva ha guidato il giornalista tra le varie macchine in funzione, poi è toccato al Presidente di Confapi Padova Carlo Valerio analizzare i dati messi in rilievo dal centro studi.

"Invito a ragionare sugli scenari futuri"

Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova, ha sottolineato nel suo intervento: "Negli ultimi anni la crescita delle aziende gestite direttamente da cittadini stranieri è stata costante. Le imprese che nascono molto spesso sono legate all’artigianato e più ancora ai servizi, dall’alberghiero all’assistenza alla persona. Non solo, quasi un terzo dei dipendenti delle nostre stesse aziende associate, perlopiù nel settore metalmeccanico, sono di origine non italiana, spesso provenienti dall’Est Europa e dal Nord Africa. Di fronte a questi dati ci siamo chiesti: cosa accadrebbe se queste persone rientrassero nei loro paesi d’origine, dove, domani, potrebbe esserci quell’offerta di lavoro che ieri mancava? Il nostro non è un grido di allarme, ma un invito a ragionare sugli scenari futuri".

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Lavoro domestico a 'monopolio' straniero

Stando all’ultimo rapporto dell’Osservatorio Regionale sull’Immigrazione, delle 233 mila assunzioni effettuate nel 2017 fra i lavoratori immigrati il 33% è stato operato nell’industria. Ma è nel lavoro domestico e soprattutto in quello della cura alla persona tra le mura di casa che la componente straniera risulta preponderante. È un mercato, questo, a netta predominanza femminile, dove le assunzioni di stranieri rappresentano, nell’ultimo anno, il 78% dei rapporti di lavoro attivati. Nel complesso, le assistenti familiari (badanti) regolari in Veneto sono più di 31 mila, per l’80% dell’Est Europa. Ma ce ne potrebbe essere almeno altre 60 mila irregolari. Aggiunge Valerio: "Ho l’impressione che chi ci governa, pur lontano dalla scadenza delle urne, pensi molto di più all’immediato ritorno elettorale che allo stato dei fatti. L’atteggiamento nei confronti degli stranieri è generalmente ostile, ma non si va vedere quali sono le reali esigenze delle imprese e della società. Il percepito della gente è molto diverso dalla realtà di un territorio nel quale i nostri giovani non sono pronti a sostituire certe figure: oggi fare l’operaio è quasi una vergogna, anche se occorre tenere presente che spesso i nostri operai guadagnano più di un impiegato proprio perché hanno conoscenze che le nostre scuole non trasmettono più". Un concetto che trova riscontro nelle parole dello stesso Piva: "In Veneto e a Padova in particolare esiste un tessuto di aziende metalmeccaniche solide, che lavorano per conto terzi ed esportano soprattutto in Germania e in Francia. Ebbene, oggi ci troviamo a contenderci i ragazzi tra le aziende come succedeva 'ai bei tempi', prima della crisi, proprio per la difficoltà a trovare manodopera".

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