Appello delle imprese di Confartigianato per sbloccare il riciclo dei rifiuti in Italia

Il Presidente padovano: «Pericolo impatto sulla qualità della vita delle città e dei cittadini, e su quelle aziende che in questi anni hanno investito nell’economia circolare»

C’è il caso dei rifiuti inerti da costruzioni e demolizioni che riscontrano problemi nel riutilizzo per produrre aggregati riciclati; quello dello stop dell’utilizzo degli pneumatici fuori uso per realizzare fondi stradali, pannelli insonorizzati o elementi d’arredo urbano; il fermo al riciclo dei rifiuti da spazzamento stradale e conseguente recupero di sabbia, ghiaino e ghiaietto; o delle Apparecchiature Elettriche Elettroniche (RAEE) le cui singole parti non possono più essere riutilizzate o riparate con l’utilizzo di altre parti per rigenerare gli elettrodomestici.

Sblocca cantieri

Sono questi solo alcuni degli esempi di attività di riciclo bloccate a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato. La misura dello Sblocca Cantieri in materia di cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste) non ha risolto la situazione, salvaguardando gli impianti che utilizzano le tipologie e le attività di recupero regolate dal D.M. 5 del febbraio 1998, vecchio di oltre 20anni! Il risultato è che le tipologie, le provenienze, le caratteristiche e le attività di recupero non sono state aggiornate alle attività produttive di oggi. «Siamo preoccupati per le ricadute sull’ambiente e sui costi di gestione dei rifiuti per famiglie e imprese -commenta il presidente di Confartigianato Imprese Padova Roberto Boschetto-. Quello dell’economia circolare è un tema di stringente attualità sul quale anche le imprese si interrogano trovando, da un lato soluzioni davvero inedite di gestione dei rifiuti, dall’altro un nuovo mercato grazie ai prodotti che nascono proprio dal riciclo. Per non parlare degli impegni economici e degli investimenti nelle nuove tecnologie che per la gestione di tutto questo». 

Le attività di riciclo

Bastano alcuni dati (di Eurostat) per capire la portata della questione: l’economia circolare in Italia realizza un fatturato di 55,8 miliardi di euro e un valore aggiunto di 18 miliardi, pari all’1,1% del PIL; le attività di riciclo, riuso e riparazione sviluppano 2,2 miliardi di euro di investimenti e un’occupazione di oltre mezzo milione di addetti. L’Italia è al primo posto tra i maggiori paesi europei per quota di occupati nell’economia circolare, pari al 2,1% degli occupati di tutti i settori (1,7% la media Ue), cifra che arriva al 75,9% nelle piccole e medie imprese. Ancora, negli ultimi 4 anni quasi il 20% delle imprese ha effettuati investimenti green per minor impatto ambientale e maggior risparmio energetico; mentre sale al 46,6 (ovvero una azienda su due) la percentuale delle imprese che ha adottato o lo farà nell’imminente futuro, soluzioni specifiche di economia circolare.

Le associazioni riunite

Forte di questi motivi il mondo imprenditoriale e associativo ha recentemente rivolto un appello a Governo e Parlamento per trovare una soluzione al blocco delle operazioni di riciclo dei rifiuti. Ben 54 le associazioni, tra cui Confartigianato, riunite a Roma per denunciare la situazione. «Questo quadro normativo limita diverse attività di riciclo di rifiuti di origine sia urbana che industriale e la realizzazione di nuove attività e impianti. La raccolta differenziata è una precondizione per gestire in modo virtuoso i rifiuti attraverso il loro corretto conferimento verso impianti preposti al riciclo – aggiunge Boschetto-. Ma non basta. I siti di recupero devono essere autorizzati a far cessare la qualifica di rifiuto (End of waste) in modo che dopo il trattamento restituiscano prodotti, materiali e oggetti destinati al mercato».

Costi per i cittadini

C’è da tener anche presente che l’invio dei rifiuti all’estero ha costi troppo elevati per i cittadini e le imprese ed è proprio un Paese povero di materie prime come l’Italia a dover valorizzare i materiali di scarto per essere competitivo nel confronto internazionale e rafforzare la propria base imprenditoriale. Il blocco delle autorizzazioni costa 2 miliardi di euro in più all’anno. Lo sviluppo di processi e prodotti legati all’economia circolare rappresenta una sfida strategica per garantire un uso razionale delle risorse naturali, quindi la situazione di stallo denunciata dalle imprese, e più volte rappresentata alle Istituzioni, è un richiamo all’attenzione generale. L’appello del mondo imprenditoriale si rivolge non solo alle Istituzioni ma anche ai cittadini. Se le operazioni di riciclo non vengono rapidamente sbloccate, la crisi in atto che già colpisce la gestione dei rifiuti, urbani e speciali, si aggraverà e porterà a situazioni critiche in molte città su tutto il territorio nazionale, con il rischio di sovraccaricare le discariche e gli inceneritori. Le attività più colpite sono proprio quelle che impiegano modalità e tecnologie più innovative per il riciclo e recupero dei rifiuti e quindi paradossalmente anche le più efficaci per la tutela ambientale e lo sviluppo dell’economia circolare. La soluzione per porre fine a questa emergenza è stata indicata dall’Europa con il Pacchetto di Direttive in materia di economia circolare, pubblicato a giugno 2018. Le imprese e le Associazioni hanno richiesto con forza di recepire tali Direttive per garantire una gestione sicura ed efficiente dei rifiuti e affrontare le sfide ambientali ed economiche a livello globale. L’impresa italiana, con i suoi impianti, vuole continuare a rendere concreta la transizione verso l’economia circolare, consolidando la sua leadership a livello europeo nel guidare il processo di crescita verso la de-carbonizzazione e l’uso efficiente delle risorse naturali.

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