«Centinaia di aziende agricole padovane a rischio usura»: l'allarme

A lanciarlo è Cia Padova: «Nonostante siano in possesso di tutti i requisiti, non hanno ancora avuto risposte concrete per ottenere i prestiti agevolati previsti dalla legge di conversione del decreto Liquidità Imprese»

«Dal nostro osservatorio ci risulta che centinaia di aziende agricole padovane sarebbero potenzialmente a rischio usura. Nonostante siano in possesso di tutti i requisiti, non hanno ancora avuto risposte concrete per ottenere i prestiti agevolati - fino a 30mila euro - previsti dalla legge di conversione del decreto Liquidità Imprese»: l'allarme è del direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini.

Oltre 10mila attività

Fino allo scorso 23 giugno sono state 10.157 le attività economiche della provincia che hanno richiesto il Fondo di Garanzia, per un importo medio di 20.992,92 euro. A livello provinciale sono stati chiesti, complessivamente, 213 milioni e 225.072,98 euro (Fonte: www.fondidigaranzia.it). Se è vero che fino ad ora sono state accolte metà delle istanze, è altrettanto vero che centinaia di imprese agricole non hanno ancora visto un centesimo. Da qui la forte preoccupazione di Cia Padova: «Stando alle prescrizioni previste dal Ministero dello sviluppo economico le aziende interessate devono essere considerate economicamente e finanziariamente sane sulla base di appositi modelli di valutazione che utilizzano i dati di bilancio, o delle dichiarazioni fiscali, degli ultimi due esercizi. Da questo punto di vista siamo più che tranquilli, le nostre attività sono in regola. Il fatto che non arrivino questi fondi dai canali istituzionali, come ci era stato promesso dal Governo centrale, mette in difficoltà il comparto. In realtà, la possibilità dell’usura non la vogliamo neppure nominare». Tuttavia, come sottolinea Cia Padova, qualche imprenditore sull’orlo del baratro potrebbe davvero rivolgersi a chi applica tassi “fuori controllo” pur di salvare la propria impresa, eventuali dipendenti compresi.

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Finanziamento

L'intervento in questione è concesso, fino ad un massimo dell'80% del finanziamento, su tutti i tipi di operazioni sia a breve sia a medio-lungo termine, tanto per liquidità che per investimenti. Proseguono da Cia Padova: «A detta del Mise le procedure sono snelle e veloci. In tempi rapidi dovrebbero essere verificati i requisiti di accesso e adottata la delibera. Di fatto, però accade il contrario. Gli Istituti di credito fanno molta fatica ad aprire i rubinetti, pur con le garanzie del caso. Si tratta di una situazione che alla lunga diventerà insostenibile». In teoria, l’impresa viene informata vie e-mail sia della presentazione della domanda che dell'adozione del provvedimento che autorizza il prestito. Tutto tace, appunto, per centinaia di imprenditori agricoli. Conclude Antonini: «Il tema del credito immediato è di strettissima attualità. I settori riconducibili all’Horeca o al florovivaismo, ad esempio, hanno quasi azzerato le loro entrate durante il lockdown. Oggi la chiave di volta per provare a ripartire è un flusso di denaro istantaneo che permetta di coprire almeno le spese fisse. I 600 euro per i mesi marzo, aprile e maggio bastano appena per pagare la corrente. Non è nel nostro dna piangerci addosso ci rialzeremo pure stavolta. Con l’aiuto, però, delle Istituzioni». Motivo per cui un mese fa il presidente Cia Padova, Roberto Betto, ha scritto una lettera al Prefetto, Renato Franceschelli, sollevando tale criticità: «Le chiediamo di operare, per quanto di sua competenza, affinché via sia un’inversione di tendenza a stretto giro».

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