Sciopero taxi, a Padova ferme tutte le 150 auto bianche

Dalle 10.30 alle 13 un'ottantina di taxi si è radunata in Prato della Valle per protestare contro la liberalizzazione voluta dal governo Monti. Il presidente della cooperativa padovana Zuin assicura l'adesione totale e spiega le ragioni

Le auto bianche in sciopero si radunano in Prato

“Scusate il disturbo”, con questo slogan, i 150 tassisti padovani incrociano le braccia oggi, lunedì 23 gennaio, in città. Nessuna auto bianca effettuerà alcuna corsa per tutta la giornata, dalle 8 alle 22, eccezion fatta per gli utenti disabili, dializzati e ciechi, che potranno godere gratuitamente del servizio.

ADESIONE TOTALE. A garantire l'adesione totale allo sciopero è lo stesso presidente della cooperativa Radio Taxi che in città raggruppa tutti i tassisti, Giuseppe Zuin. “Salvo i servizi minimi per gli utenti disabili, ciechi e dializzati nessun taxi si è mosso oggi – riferisce – Non c'è stato un utente, una persona in genere che ci abbia assaliti per la nostra protesta. Non abbiamo voluto creare disagi bloccando il traffico, ci asteniamo solo dal rendere il nostro servizio e la gente, non dico che condivide, però capisce i nostri problemi. Molti clienti sapevano dello sciopero e si sono organizzati già in altro modo”.

IL RADUNO IN PRATO. Un'ottantina le auto bianche che tra le 10.30 e le 13 circa hanno raggiunto Prato della Valle per un momento di raduno corale, gli altri taxi sono rimasti a presidiare, vuoti, gli altri luoghi “chiave” della città. Dalla stazione ferroviaria agli ospedali, da piazza Garibaldi a piazza dei Signori.

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LE MOTIVAZIONI. “Protestiamo per la tutela del capitale investito – spiega Zuin – la salvaguardia del servizio, il contenimento delle tariffe e dei costi di esercizio, per l'organizzazione di un servizio pubblico efficiente, economico e legato a standard europei, protestiamo per tutelare tutta dell'utenza. Oggi incrociamo le braccia contro la liberalizzazione selvaggia, che va contro i tanti piccoli e a favore di interessi di pochi grandi, contro la svendita di un servizio che rendiamo a costo zero per il contribuente, visto che non godiamo di alcuna sovvenzione, lottiamo oggi contro la creazione di nuovi precari”.

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