Piccoli sponsor nel mirino dell'Agenzia delle entrare, artigiani: "Intervenga il ministro"

Le sponsorizzazioni sportive delle squadre di paese saranno passate al setaccio dall'ufficio delle imposte. Di Stasio di Artigianfidi: "Che ritorno potranno mai avere?"

Sponsorizzazioni sportive nel mirino dell'agenzia delle Entrate. Ma non, come si potrebbe pensare, quelle miliardarie dei grandi marchi abbinati ai grandi club e ai grandi campioni, ma quelle piccole, quelle delle poche migliaia di euro elargiti dalle aziendine di paese che sono ossigeno puro per la sopravvivenza di centinaia e centinaia di piccole società, quelle Asd (Associazioni Sportive Dilettantistiche) che nei campetti di periferia, nelle piccole palestre di quartiere, nelle piscine quasi mai olimpiche riescono a far praticare lo sport a migliaia di bambine e bambini, di ragazze e ragazzi, diversamente destinati a passare pomeriggi e weekend sul divano in compagnia dei social network o, peggio, con compagnie poco raccomandabili.

"INTERVENTO SOCIALE". La denuncia degli artigiani che spiegano come da qualche tempo a questa parte, nella provincia di Padova stanno arrivando alle imprese che hanno dichiarato sponsorizzazioni inviti a comparire davanti all'ufficio controlli per produrre una serie di documenti che, di per se stessi, rappresentano l'anticamera delle dismissioni dalle sponsorizzazioni stesse. "In qualità di commercialista - spiega Fabio Di Stasio, direttore di Artigianfidi Padova ma anche allenatore di calcio - ho avuto modo di verificare di persona queste richieste di documentazione che prendono spunto dai dati dello spesometro. In parole povere: alle imprese viene contestato di avere un "alto valore di sponsorizzazioni" limitandosi a fare un ragionamento economico quando invece è un intervento di tipo quasi esclusivamente sociale".

QUALE RITORNO? Che tipo di ritorno d'immagine, si chiedono, può infatti avere l'artigiano o il commerciante di paese se non la soddisfazione di vedere centinaia di ragazzini poter svolgere attività sportiva grazie alle poche migliaia di euro da lui destinate all'Asd locale? "A mio giudizio - continua Di Stasio - sulla questione dovrebbero intervenire, con decisione, sia il Ministro dello Sport, Lotti, che il presidente del Coni, Malagò. Dovrebbero dire al Ministro Padoan che non sono i 1000 o i 10.000 euro di sponsorizzazione a beneficio di una società dilettantistica quelli che contribuiscono allo spaventoso deficit dello Stato. Semmai sono soldi che, ben impiegati perché gestiti con la parsimonia tipica di chi nello sport ci mette passione e magari anche ci rimette di tasca propria, contribuiscono in maniera assoluta ad evitare gli alti costi sociali che sono conseguenti al degrado e al disagio di larghe fasce giovanili". Ma Di Stasio si spinge anche oltre. "Già a settembre - ricorda - ho avuto modo di affrontare la questione col presidente della Federcalcio, Tavecchio che mi era sembrato decisamente preoccupato. Io non so se il Ministro Padoan o la direttrice delle Entrate, Orlando, siano mai andati a vedere cosa avviene, ogni giorno, in una società dilettantistica. Si renderebbero conto che grazie a quelle sponsorizzazioni che per lo spesometro sono "ad alto valore" (sanzionabile) in verità sono sì "ad alto valore", ma sociale. Perché nei campetti di paese e di quartiere corrono insieme ragazzini bianchi e di colore, figli di famiglie che possono pagare le poche centinaia di euro di contributo alla società e figli di chi il contributo non è in grado di pagarlo ma viene lo stesso gratificato di una divisa sociale e di uno stare insieme senza distinzione di nazionalità che è già "ad alto valore di integrazione". Di questo lo Stato dovrebbe prendere coscienza evitando di mettere sulla graticola chi, di fronte ad un accertamento, decide, giustamente, di farsi da parte mettendo a rischio un intero sistema che si fonda sul volontariato e che, a differenza delle cooperative che si dividono il ricco business dell'accoglienza, messo in piedi non sempre benissimo con soldi pubblici, realizza un intervento capillare e silenzioso grazie alle sponsorizzazioni di queste piccole imprese che, ancora una volta, vengono viste non come una risorsa per la collettività ma come una pecora da tosare. Sempre e comunque".

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