Per «dare a quest'area la prospettiva che merita»: studio socio-economico sulla Bassa Padovana

Analizza punti di forza e soprattutto criticità di questo territorio ed è stato commissionato dalla Regione insieme alla Camera di Commercio di Padova al Centro Studi Sintesi di Mestre

Il tavolo dei relatori del convegno

«Ci sono aree che hanno capacità e potenzialità enormi ma risultati inferiori ad altre. La Bassa Padovana è una di queste. Ma per individuare possibili strategie di sviluppo occorre prima capire per poter agire». Così l’assessore regionale allo sviluppo economico Roberto Marcato ha spiegato perché la Regione insieme alla Camera di Commercio di Padova ha commissionato alla CGIA-Centro Studi Sintesi di Mestre (VE) uno studio socio-economico che analizza punti di forza e soprattutto criticità di questo territorio.

Il convegno

Se ne è parlato a Montagnana nel corso di un convegno dal titolo “Bassa Padovana: un territorio, una sfida. Economia, Lavoro e società: analisi e prospettive” che è stato aperto dal sindaco Loredana Borghesan e dal presidente della Provincia di Padova, Fabio Bui. Dopo l’introduzione dell’assessore Marcato, è intervenuto il Presidente della Camera di Commercio padovana Antonio Santocono mentre lo studio è stato presentato per la CGIA da Renato Mason insieme ai suoi collaboratori. Ha coordinato i lavori Giovanni De Luca, Direttore della Sede RAI Regionale per il Veneto. Erano presenti, tra gli altri, il Prefetto di Padova Renato Franceschelli, il Presidente di Confindustria Veneto Matteo Zoppas e il consigliere regionale Luciano Sandonà.

La Bassa Padovana

La Bassa Padovana è un territorio con 46 comuni, di cui l’80% non ha più di 5.000 abitanti. Solo Este e Monselice superano i 15.000 abitanti. E’ un territorio non densamente abitato, complessivamente conta circa 193 mila abitanti (609 ab./kmq.), con una contrazione dell’1% rispetto al 2008, mentre nello stesso periodo il numero degli abitanti della provincia di Padova è aumentato del 4%. La popolazione della Bassa Padovana si caratterizza per una quota di giovani fino ai 14 anni nettamente inferiore (12,5%) rispetto alla media provinciale (13,4%) e per una percentuale di popolazione anziana (23,1%) superiore al dato della provincia di Padova (22,2%). A questo si aggiunga che il tasso di mortalità è quasi il doppio di quello di natalità. Sul piano economico il reddito IRPEF è ampiamente inferiore alla media provinciale, come pure il valore aggiunto generato dalle imprese che sono passate da oltre 21 mila del 2009, alle 18.896 del 2018 con un calo di quasi 3.000 unità. Il maggior numero di imprese è attivo nei settori dell’agricoltura, del commercio, delle costruzioni e dell’industria, ma tutti hanno subito contrazioni rilevanti negli ultimi anni. «È stato fatto un lavoro straordinario – ha commentato Marcato – mai realizzato prima in modo così capillare, dando il senso economico e sociale di quest’area. Peccato che su 46 comuni interessati oggi ne fossero presenti solo 17, perché l’analisi è stata fatta per contribuire a delineare e condividere un percorso di crescita della Bassa Padovana. La mia proposta è di rivederci a settembre per impostare un piano strategico di breve e medio periodo e decidere soprattutto quale vocazione vogliamo dare a questo territorio con una visione complessiva».

Presentazione studio Bassa Padovana 1-2

Banda ultra larga

L’assessore ha ricordato che la Regione con il Piano Industriale adottato l’anno scorso e l’accordo per la Banda Ultra Larga immette nel sistema veneto un miliardo di euro. Con la Banda Ultra Larga sarà realizzata un’infrastruttura a fibra ottica comprendendo le cosiddette “aree bianche” (quelle non servite dagli operatori) e sarà un elemento propulsivo anche per la Bassa Padovana. Altre opportunità possono venire dai finanziamenti ai distretti del commercio (sono previsti tre bandi regionali per 12 milioni di euro) e dal bando per l’imprenditoria femminile (3,2 milioni) appena approvato. Senza dimenticare la dichiarazione di area di crisi non complessa. «Si tratta di attirare sviluppo e investimenti – ha detto Marcato – con azioni mirate a valorizzare questo territorio in cui le eccellenze non mancano. Penso inoltre si possa dar vita ad un patto territoriale per il lavoro, che ha soprattutto un impatto sociale più che economico. Dobbiamo puntare a valorizzare turismo, cultura, paesaggio che sono una ricchezza di quest’area e ridurre la frammentazione amministrativa che è antistorica e rischia di diventare una zavorra per il territorio. Per intercettare la montagna di risorse che c’è tra fondi europei, nazionali e regionali occorre immaginare un coordinamento in sede locale che se ne occupi. La presenza dell’Università potrebbe inoltre innestare qui ricerca e innovazione. Anche le infrastrutture viarie vanno completate, ma sono solo uno strumento, da sole non fanno impresa. Vogliamo dare a quest’area – ha concluso l’assessore veneto – la prospettiva che merita e quella che non vogliamo avere è la responsabilità dello spopolamento dei giovani che sono il futuro».

“”.

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