Terme padovane, Pipitone (IdV): "Occupazione a rischio"

Il consigliere regionale di Italia dei Valori ha depositato oggi in Regione l'interrogazione “La Regione non abbandoni i lavoratori del bacino termale euganeo”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

«Da anni i lavoratori del settore termale padovano soffrono una situazione complicata e difficile. Il mantenimento dei salari è a rischio, con le spinte al cambiamento del contratto territoriale, che consentiva di non essere licenziati a fine stagione, con 8 mesi di lavoro e 4 mesi di indennità di sospensione. Adesso tutto questo sta sparendo, e la Regione non può lasciare soli i 5mila lavoratori del settore». Così Antonino Pipitone, consigliere regionale di Italia dei Valori, che sul “bacino termale euganeo” ha depositato oggi in Regione l'interrogazione “La Regione non abbandoni i lavoratori del bacino termale euganeo”.

Montegrotto ed Abano, con Battaglia Terme, Teolo e Galzignano, compongono la più grande stazione fangoterapica d’Europa: 120 aziende e 5.000 addetti, con l'arrivo di 3 milioni di clienti all'anno, di cui quasi 1.300.000 stranieri. «L’utilizzo a fini terapeutici dei fanghi – dice Pipitone - necessita di addetti dotati di una professionalità avanzata, un sorta di “plus” presente nelle strutture alberghiere e curative del bacino termale da tanti anni e colonna portante dell’offerta turistica della zona».

«Però – prosegue il coordinatore provinciale IdV - dal 2009 gli albergatori spingono per la cessazione del contratto territoriale, per applicare quello nazionale, dicendo addio ai 4 mesi di indennità di sospensione. Inoltre, dal 1 maggio, gli albergatori non versano più le quote dovute all'ente bilaterale OBTA, che garantisce la copertura dei salari».

«Il passaggio alla stagionalità, al lavoro a chiamata – osserva il politico dipietrista – toglie serenità e sicurezza a migliaia di famiglie, e trasforma, nel periodo di chiusura, la sospensione in cassa integrazione. Una marcia indietro da evitare. Per questo ho chiesto alla Giunta Zaia se intende farsi parte attiva nelle trattative, per evitare l’abuso di contratti precari ed ostacolare anche il presumibile ricorso al lavoro nero (la situazione creatasi ne rappresenta una possibile anticamera), dove vanno a finire le quote per l'OBTA dei lavoratori, che continuano ad essere trattenute sugli stipendi, e se vuole rendersi garante degli ammortizzatori sociali».
 

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