Tutti uniti, in nome del vino: sui Colli Euganei i produttori fanno rete

Consorzio Vini, Coldiretti, Parco Colli e Università di Padova lanciano il laboratorio partecipativo per il turismo rurale. Presentato alle aziende anche il servizio specialistico vitivinicolo

Un nuovo modello di sviluppo sostenibile e partecipato per la viticoltura dei Colli Euganei, laboratorio che punta ad integrare l’attività agricola con il turismo per sviluppare al massimo le potenzialità del territorio euganeo e fare rete. È l’obiettivo del progetto promosso dal Consorzio Vini Colli Euganei, Coldiretti, Università di Padova e Parco Colli e presentato agli agricoltori a Vo' Euganeo su iniziativa di Coldiretti.

L'iniziativa

L’iniziativa, finanziata dal Gal Patavino, mira a promuovere, fino a tutto il 2019, lo sviluppo economico locale attraverso l’integrazione del sistema vitivinicolo dei Colli Euganei con il sistema turistico e tramite soluzioni sostenibili, inclusive e integrate, che pongano particolare attenzione alle produzioni vitivinicole locali e alla filiera corta e che parta dalla gestione delle divergenze d’opinioni e conflittualità esistenti o latenti sul territorio. Fare rete dunque fra produttori e altri soggetti portatori di interesse per promuovere la ruralità del turismo, vera risorsa dei Colli Euganei. Giovanni Roncalli, direttore di Coldiretti Padova, afferma: “La sostenibilità ambientale è un dovere per tutti, basta leggere l’ultimo rapporto dell’Ispra sul consumo del suolo e la qualità di aria e acqua per capire quale direzione prendere. Inoltre c’è la necessità di dare valore al nostro vino e alle nostre aziende. Da anni Coldiretti insiste sull’aspetto della sostenibilità e ora anche la Regione ha fatto sue queste teorie. Dobbiamo costruire un modello per un turismo sui Colli Euganei in chiave rurale e di attenzione all’ambiente”.

“Maggiore consapevolezza delle nostre potenzialità”

Marco Calaon, presidente del Consorzio Vini Colli Euganei, ha sottolineato il lavoro di condivisione con Parco Colli, Coldiretti e Università che ha portato alla presentazione del progetto che ora è in partenza: “E’ un nuovo approccio per i produttori ma anche per l’intero territorio euganeo, da questo percorso usciremo con una maggiore consapevolezza delle nostre potenzialità e con maggiori strumenti per coniugare turismo, attività agricola, viticoltura”. Samuele Trestini, docente dell’Università di Padova, Dipartimento Territorio e Sistemi Agroforestali, ha presentato le linee guida del progetto partendo dai fabbisogni del territorio: “Terme e Colli Euganei vivono un dualismo tra turismo e ruralità, oltre che tra urbanizzazione e contesti naturali. Mentre la domanda turistica è già rurale e chiede territorio, è la ruralità, ovvero la viticoltura, a non essere ancora turistica. Con questo laboratorio partecipativo vogliamo incrementare il valore di un prodotto del territorio come il vino, integrandolo con l’offerta turistica. L’agricoltura non deve essere slegata dalla cittadinanza che beneficerà di questa crescita e creerà valore  sul territorio”.

“Dare più importanza al turismo”

Scendendo nel dettaglio del progetto, Laura Secco, docente dell’università patavina, ha illustrato come il “progetto partecipativo” consente di “porre le basi di un linguaggio comune per costruire un rapporto di fiducia, un modello di rete in cui le decisioni devono essere discusse. E’ il riconoscimento del capitale sociale come fattore di sviluppo locale, ovvero la fiducia tra le persone che stanno collaborando per lo stesso fine, sapere gestire una rete di relazioni complessa, attraverso una progettazione attiva e partecipata. Occorre mettersi in gioco, perché non c’è un modello preconfezionato”. Enrico Specchio, fino a qualche giorno fa Commissario del Parco Colli Euganei, ha confermato la necessità di  “intercettare la mobilità lenta, il turista che vuole fermarsi e conoscere il territorio dei Colli Euganei. Gli va data importanza, deve essere coinvolto, e i primi attori sono i produttori vitivinicoli. Il Parco vuole essere di supporto a questa iniziativa che ci permette di riscoprire una identità di territorio ben precisa”.

“Viticoltura in continua crescita”

Giancarlo Vettorello dell’Ufficio Vitivinicolo regionale di Coldiretti Veneto ha quindi illustrato il nuovo servizio vitivinicolo che Coldiretti mette a disposizione per accompagnare le aziende sul mercato: “La viticoltura veneta è in continua crescita e vogliamo offrire un servizio qualificato perché le aziende possano affrontare ogni aspetto del loro lavoro, comprese le esportazioni che stanno trainando il settore”. Dell’aspetto legislativo se ne occupa Mario Silipo, per trent’anni in forze all’Istituto Prevenzione Frodi, in grado di fornire alle aziende vitivinicole tutto il supporto necessario sul fronte legale. Denis Dan fornisce invece la consulenza tecnica enologica in cantina, dalla vendemmi al vino fini, accompagnando le aziende passo passo: “Insieme stabiliamo tutto il processo produttivo,i in un’ottica di continuo miglioramento, perché ogni annata ha una storia a sé e vanno capite le esigenze del mercato”. Cinzia Michielan segue invece il servizio export di Coldiretti Veneto: “Accompagniamo le aziende sui mercati esteri seguendo ogni aspetto, dall’analisi di mercato al supporto tecnico, operativo e burocratico. Abbiamo anche iniziato dei corsi di formazione e stiamo organizzando incontri con buyer e operatori esteri proprio per cogliere tutte le opportunità più interessanti”.

Crescono Doc e Docg

La viticoltura padovana, con circa seimila ettari di vigneto, è sempre più orientata alla qualità e all’origine e cresce il numero di bottiglie a marchio Doc e Docg. Il 68,75% dei vigneti sono destinati alle uve a bacca bianca e  il 31,25% alle uve a bacca nera. Sostanzialmente stabile il numero delle aziende vitivinicole padovane, 3.778, e confermato anche il “podio” delle prime tre varietà: al primo posto Glera Merlot al secondo e Pinot in ascesa dopo l’introduzione della nuova Doc Delle Venezie specificatamente dedicata a questa uva.  Molto bene la costante ascesa del Fior d’Arancio dei Colli Euganei Docg, ormai il vino bandiera del territorio a tutti gli effetti, sul quale i nostri produttori hanno puntato con convinzione e dedizione fin dall’inizio. Altro motivo di soddisfazione per la viticoltura padovana è lo sviluppo della coltivazione biologica in 580 ettari di vigneti coltivati da 94 aziende. Presto supereremo le 100 aziende viticole biologiche perché il trend sarà mantenuto anche nei prossimi anni. Cresce anche l’impegno delle nostre aziende vitivinicole verso i mercati esteri, dove i nostri vini si stanno facendo conoscere e apprezzare.

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