Sofar, la musica in salotto

A Padova un gruppo di ragazzi organizza concerti intimi e segreti dentro le case, rifacendosi a un format diffuso in tutto il mondo. Il risultato è un live che mette in stretta connessione pubblico e musicisti

Per un musicista è una condizione ancora più adrenalinica del "normale": sul palco (anche se un vero palco non c'è) davanti a un pubblico silenzioso e attento, tutti gli occhi puntati sulla band. Niente distrazioni né chiacchiere, solo musica. Sofar è nato per questo, perché c'erano degli appassionati stanchi di non riuscire a godersi i live degli artisti tra la calca e il chiasso degli affollati pub londinesi. Da lì, nel 2009, è maturata l'idea di organizzare concerti "intimi e segreti", un format che si è espanso fino ad arrivare nei salotti delle case di tutto il mondo.

Padova, domenica 2 dicembre 2018. Il "salotto" in questione è una stanza al terzo piano di una palazzina in corso Garibaldi, sede dell'Arcigay. Ci stanno un centinaio di persone, più del solito. «In un normale appartamento ci fermiamo a una cinquantina - spiegano due degli organizzatori, Ciprian e Alessandra - Ma il concetto è lo stesso, qui ci vengono ragazzi che amano la musica e hanno degli interessi in comune, si siedono e ascoltano con attenzione il live. Durante le pause tra un gruppo e l'altro c'è il tempo per comprare una birra e scambiarsi i commenti. Si entra con un'offerta libera, in altre città d'Europa può esserci un biglietto da pagare». Come funziona, di preciso? «Chi è interessato si iscrive tramite il sito e chiede di partecipare al prossimo evento. Si conosce la data, ma le altre informazioni restano segrete fino all'ultimo: l'indirizzo preciso e la line up vengono comunicati via mail un paio di giorni prima». Un concerto "al buio". Anzi, sulla fiducia, visto che ci si affida al gusto e alla competenza dei promotori. Man mano che arrivano le adesioni si forma una lista, con priorità a chi non ha mai partecipato prima, fino al raggiungimento del limite di capienza.

E infatti, subito prima dell'inizio del live, Ciprian chiede quante delle persone in sala siano già state a un evento Sofar e le mani alzate sono una minoranza. Gli sguardi incuriositi del pubblico vanno al microfono e agli amplificatori, in attesa del primo performer che arriva dal fondo della sala facendosi largo tra la gente seduta a terra. È Jesse the Faccio, cantautore che si definisce "Lo fi, malinconico ma vivace". E anche sincero: specifica che il titolo dell'album, "I soldi per New York", sta esattamente a indicare che ha bisogno di soldi per andare a New York. Stanza piena, pubblico ipnotizzato durante l'esecuzione dei brani (solo voce e chitarra elettrica) e applausoni liberatori tra una canzone e l'altra.

Segue la ventenne Her Skin, seduta sola davanti al mondo con nient'altro che la chitarra acustica e la sua voce soave. I testi sono in inglese, il genere tra il folk e il cantautorato. Per la verità sostituisce un altro musicista che non si è presentato, ma sembra che nessuno abbia da lamentarsene. L'atmosfera non potrebbe essere più intima e prepara il campo alla terza e ultima esibizione, quella dei Seville, unica band della serata. Sono in quattro, padovani, e la qualità è alta: un sapiente mix tra indie rock e psichedelia, con l'immediatezza melodica del pop. Loro spiegano di ispirarsi a Tame Impala, Half Moon Run, Black Keys. Le sonorità provengono un po' dal britpop stile Travis/Coldplay, con radici tra rock anni '60-'70 e new wave. I palati fini possono dirsi soddisfatti.

Al termine c'è l'appello di Ciprian: chi ha un salotto o uno spazio abbastanza grande può farsi avanti e proporre di ospitare uno dei prossimi eventi (c'è l'apposita sezione "Host" sul sito sofarsounds). Non solo a Padova ma anche Brescia, Bergamo, Milano, Bologna, per restare più o meno nei dintorni. Per partecipare come pubblico basta tenere d'occhio la pagina Facebook Sofar Sounds Padova. Messaggio rivolto anche ai musicisti, con una promessa: fare un concerto così è tutta un'altra cosa.

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