Non è Black Mirror, è “Never ending machine” lo spettacolo disruptivo in scena al Verdi

Nuovo successo per la rassegna estiva “Aperitivo a teatro". Dopo Savana Padova in scena, fino a sabato 13 luglio, uno spettacolo non facile, ma con un compito ben preciso: far capire che il mondo reale non è quello che ci costruiamo online

Continua inesorabile, ormai da tre anni, il successo della rassegna estiva “Aperitivo a teatro” al Verdi. Una formula vincente, che strizza l’occhio ai giovani con sconti per studenti, dove oltre a godersi lo spettacolo a contatto con gli attori, proprio sopra al palco con loro, al termine della rappresentazione ci si ferma tutti nel foyer a brindare in un rito tanto caro ai padovani: l’aperitivo, per l’appunto. Nulla di pretenzioso, ma la formula è funziona.

Una storia complicata e assurda

In scena fino a sabato 13 luglio “Never ending machine” del regista Stefano Scandaletti, reduce del successo della scorsa estate con Savana padana, affiancato dall’autrice Marta Dalla Via. Uno spettacolo non facile, una storia complicata e assurda ma, ahimé, molto, molto reale e attuale. Gli attori, bravissimi, Eleonora Bolla, Silvia De Bastiani, Riccardo Gamba e Pietro Quadrino dialogano e si muovono sul palco come se fossero “l’ingranaggio e l’anima” stessa della macchina. Ogni storia dà vita a un altro racconto, apre nuove porte, rimanda a nuovi link, nuovi ricordi, nuove relazioni, ecc.

Uno schiaffo in piena faccia che fa risvegliare

Sembra una puntata di Black Mirror, serie tv di Netflix, ma qui non stiamo guardando uno schermo, qui siamo nel mondo reale, dove le cose succedono e si vivono davvero. È questo il messaggio dalla messa in scena e dalle parole di Quadrino che, come una paternale, arrivano al pubblico come uno schiaffo in piena faccia che fa risvegliare e portare tutti con i piedi per terra e con le mani libere di poter poi prendere il calice e brindare.

Quelli online siamo davvero noi?

La tecnologia di per sé non è il male assoluto, anzi aiuta, ma, come tutte le cose, va usata nella maniera corretta. L’accento dello spettacolo, infatti, è sul rapporto tra l’utente (noi spettatori) e il mondo, spesso fasullo, che ci costruiamo online, mostrandoci per chi non siamo, in un crescendo inarrestabile che arriva alla perfezione solo quando appariamo come vorremmo essere, ma che in realtà non siamo. Nulla di male, fino a quando non ci si convince che quelli online siamo davvero noi, allora ecco che serve qualcuno che ci faccia tornare alla realtà e “Never ending machine” fa proprio questo.

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