Vittorio Cerroni, il diciassettenne padovano sul palco con Marco Paolini

La tournée di Paolini fa tappa al Verdi. In scena anche lo studente del Marchesi: «Frequento la scuola via Skype, quest'anno va meglio. La musica è la mia grande passione e questa è una grande esperienza. Recitare a Padova sarà certamente diverso»

Vittorio Cerroni

Leggendo la sua bio si scopre che a 8 anni ha cominciato a suonare la chitarra, per gioco, ma a dodici già cantava con la Tempo Perso Band, formata insieme ad amici coetanei. Frequenta il quarto anno del liceo musicale Marchesi di Padova, dove studia chitarra e canto. Ma Vittorio Cerroni, diciassette anni il primo maggio, da diversi mesi è in tour con due grandi del teatro italiano, Marco Paolini e il regista Gabriele Vacis. Vittorio recita, suona e canta, nello spettacolo che si chiama  “Nel tempo degli Dei -  il calzolaio di Ulisse”, da mercoledì 13 novembre è in programma al Teatro Verdi di Padova.

Cameretta

Lo andiamo a trovare a casa che è lunedì sera, il giorno prima era fuori regione con lo spettacolo, c’è stato per tutta la settimana. Ci rivolgiamo a lui come ci si rivolge a un diciassettenne, quindi molto diretti, dopo esserci presentati. Gli chiediamo da dove arriva: «Da scuola, ho appena finito, oggi avevo anche dei recuperi. Poi stamane figurati che avevo anche educazione fisica, sono stanchissimo». Ci scappa da sorridere e ribadiamo la domanda, specificando che “da dove arrivi” sottintendeva la città da cui è arrivato la sera prima: «La tournée intendi? Eravamo a Bolzano, ci siamo stati da martedì sera, ma se vuoi ti faccio vedere tutto il calendario degli spettacoli che abbiamo fatto e che dobbiamo fare».  Così ci conduce nella sua camera, che è anche un po’ un modo per staccarsi dalle attenzioni della madre e poter stare più tranquilli. Che rapporto hai con tua madre, gli chiediamo: «Sai, lei è quella che mi ricorda quello che devo fare, ma mica tipo una segreteria. Lo fa proprio come fanno le mamme, sono certo che hai presente».  Lo sottolinea pure: «Non è che torni a casa e ti dice “caro come stai, quanto mi manchi”. Ti dice “ricordati che domani devi fare questo e quello, che devi studiare e poi ancora che devo studiare”. Per lei dovrei essere a studiare anche adesso, nell’ora che ci separa dalla cena».  Ci ridiamo su, su questa cosa.

Paolini

Era sedicenne, aveva quell’età quando è stato scelto da Paolini, quindi scritturato per lo spettacolo: «Paolini voleva un ragazzo che sapesse suonare, questo è uno spettacolo molto musicale, ma che non avesse esperienze teatrali pregresse». Cercava la spontaneità, la naturalezza e il talento, naturalmente. E Vittorio di talento ne ha, anche se lui di questo non parla. Piuttosto dice imparare, fare esperienza. Tradisce timidezza ma allo stesso tempo è certo di quello che dice. «Vorrei vivere di musica, ma so che vivere di produzione artistica a meno che non si arriva a certi livelli, può non bastare. Però siccome sono anche molto affascinato da tutto ciò che riguarda il suono, facciamo anche tecnologia musicale a scuola, mi piace anche la parte tecnica. Anche nella band di cui faccio parte siamo noi a cablare e fare tutto. A me piace sistemare i parametri, mettere mano sul mixer». 

Skype

Studiare e stare sul palcoscenico non è facile: «Fino al martedì vado a scuola, poi prendo il treno, raggiungo la città dove ci sarà lo spettacolo». Al mattino, dopo la prima,  si alza e via Skype segue le lezioni. «All’inizio i miei compagni un po’ si lamentavano, ma da quest’anno è cambiato tutto. Mi trovo benissimo nella mia classe, ma capisco che è una situazione particolare. Però devo dire che se l’anno scorso c’è stata qualche difficoltà, quest’anno va tutto molto meglio».  In camera ha i poster di artisti contemporanei come Caparezza ma anche David Bowie, versione "Aladdin Sane". Sopra il letto il volto di Jim Morrison. Non è certo solo per i capelli, ma la somiglianza, nei tratti somatici, c’è. Speriamo solo in quello, scherziamo con Vittorio: «Da quando, qualche anno fa, mi sono tagliato i capelli come li aveva lui, continuo a tenerli così. A me piace tantissimo la musica e mi piace ascoltare più generi. Non ho il mio gruppo preferito, mi piace spaziare. Poi però il reggaeton non lo sopporto, ma quello è un altro discorso». 

La valigia dell'attore

Gli chiediamo cosa mette nella valigia dell’attore: «I libri di scuola e le poche cose che mi servono per star via qualche giorno. Un po’ di volte però mi sono portato anche questo mandolino. Ora è un po’ scordato, era di mio padre». E’ la prima volta che lo nomina anche se è una presenza costante, come se aleggiasse per tutto il tempo della lunga conversazione. Lo ha perso che era davvero piccolo, questo da una parte lo ha portato a crescere in fretta, dall’altra però la ha sicuramente influenzato in questa ricettività verso tutto ciò che sia arte, la musica in primis. Mentre posa in mandolino gli chiediamo se è agitato dal fatto che reciterà a Padova, o è come sempre? «Certo è diverso, c’è  la possibilità che gente che verrà a teatro io la conosca». Più di qualche possibilità, facciamo notare: «Si infatti, per questo sono più agitato. Poi però sul palcoscenico questo svanisce. Le emozioni si buttano dentro mentre lo spettacolo si costruisce. Più possibili, ma mentre si esegue bisogna essere concentrati e quindi non c’è spazio per questo. Poi però è vero, c’è anche la reazione del pubblico. Ed è sempre diversa. A Fiesole ci hanno interrotto cinque volte per applaudirci. Mica come il pubblico di Lugano, quelli applaudono solo alla fine». 

Tournée

Gli chiediamo se sa cos’è la solitudine dell’attore: «Io sono troppo giovane per questo, ma ho capito che cosa si intende. In fondo è facile da spiegare. Dopo gli applausi e la cena insieme, si arriva in albergo e non c’è nessuno ad aspettarti. Si apre la porta della camera d'albergo e si resta da soli. Non è come quando torno a casa che c’è mamma che mi aspetta». Per dirti cosa devi fare l’indomani? «Anche - ride Vittorio - dopotutto quella è la parte che deve fare lei, no?!?».

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