Stagione di prosa, “Smith&Wesson” al Teatro Verdi

Venerdì 13 maggio alle ore 17 la compagnia incontrerà il pubblico.

Ingresso libero

E’ raro che io metta in scena testi teatrali.

Di solito li scrivo con gli attori, i testi.

Di solito, più che scritti, sono trascritti. Cioè: parlo con gli attori, che di solito sono anche autori, o, come dicevo un tempo, autori della loro presenza in scena. Poi improvvisiamo, costruiamo situazioni per l’azione e così nascono gli spettacoli.

Cioè: di solito lavoro per “composizione” più che per “mettere in scena” testi.

I testi teatrali mi sembrano sempre “troppo scritti”.

Per questo è raro che metta in scena un testo.

In effetti, ho “usato”, per i miei spettacoli, testi di Shakespeare, di Goldoni, di Moliére… Ma sempre come pre-testo. Come materiale per il lavoro di composizione.

C’è una sola eccezione. Un testo l’ho messo in scena: Novecento, di Alessandro Baricco. Ma è un’eccezione in tutti i sensi. Baricco ha scritto quel testo perché lo mettessi in scena io, con Eugenio Allegri.

E la stessa cosa è accaduta per Smith & Wesson. Baricco è venuto a vedere “Rusteghi, i nemici della civiltà”, spettacolo che avevo tratto da Goldoni, e gli è venuta voglia di scrivere uno spettacolo.

Baricco ha visto molti dei miei spettacoli, conosce il mio lavoro, come io conosco il suo. Negli ultimi vent’anni abbiamo condiviso molte esperienze, sul palcoscenico come nella scuola. Così si realizza uno scambio ideale che mi permette di “usare” quello che scrive come se fosse il frutto di una composizione. Infatti, l’ho detto: Baricco non ha scritto un testo, ha scritto uno spettacolo.

La scrittura di Baricco contiene l’azione. Quello che si deve fare è estrarla. Considerando una cosa che a me piace molto: Baricco non ha paura dei sentimenti. Però se ne vergogna sempre un po’. E’ una cosa che io capisco molto bene. Siamo tutti e due di Torino. Quindi gli attori devono trovare un equilibrio tra l’ironia e la verità del dramma molto difficile. Ci vogliono attori particolari, come Allegri per Novecento.

Credo che Baricco abbia letto questa sensibilità nella presenza di Balasso, quando lo ha visto nei Rusteghi. Balasso sarà Smith.

Bisognava trovare Wesson. E questo mi ha dato l’opportunità di regolare un conto aperto con Fausto Russo Alesi. Fausto è stato mio allievo alla Paolo Grassi. Lo conosco da quando aveva diciotto anni e si è presentato alle audizioni della scuola. Mi è subito piaciuto quel ragazzino che arrivava a Milano dalla Sicilia con una energia smisurata. Così nel corso della scuola quella forza l’abbiamo misurata e giorno per giorno la vedevo sempre più controllata e consapevole. Però dopo la scuola non avevo più avuto occasione di lavorare con Fausto.

Eccoci qua: per me in uno spettacolo devono incrociarsi percorsi, memorie e sentimenti.

Non so ancora bene come farà Margherita Vicari a “comprendere” questo mondo di vecchi amici. Margherita l’ha “trovata” Roberto Tarasco, che lavora con me, Baricco e Balasso da molti anni. Mi fido molto di lui, nella scelta delle persone. Non sempre ci azzecca. Però, dopo aver lavorato qualche giorno con Margherita e con gli altri due “leoni” della scena, devo dire che questa volta Tarasco ha indovinato. Margherita ha tirato fuori la forza di Rachel fin dalla prima lettura. E’ un personaggio complesso Rachel. E’ il motore dell’azione. Smith e Wesson, se non ci fosse Rachel sarebbero Vladimiro ed Estragone. Due simpatici farabutti, cinici, un po’ meschini ed inconcludenti. Rachel, per Smith e Wesson è Godot. Solo che lei arriva…

E poi c’è la signora Higgins. Lei è il “deus ex machina”. E’ presente dalla seconda battuta ed è continuamente evocata. E anche lei, a differenza di Godot, alla fine appare. Al momento confesso che non so ancora come sarà la signora Higgins… Baricco ha disseminato il testo di trabocchetti per il regista… O meglio, di sfide. Me lo immagino, mentre scriveva, e pensava: voglio proprio vedere come fa a risolvere questa… Tipo i due che dialogano sulla cascata o tutto il teatro che deve diventare la botte in cui si butta Rachel. Dev’essersi divertito parecchio… La signora Higgins è uno di questi scherzi: appare con un monologo formidabile, ma fa solo quello. Insomma, non so ancora con certezza come sarà questa signora Higgins… Una proiezione?… La giovane Margherita interprete di Rachel, che di venta la signora?… Boh! (come ripete spesso Smith). Forse l’unica è affidarsi ad una vecchia amica. Una signora che abbia condiviso con noi un bel po’ di strada…

Gabriele Vacis

TEATRO STABILE DEL VENETO

TEATRO STABILE DI TORINO

Di: Alessandro Baricco

Regia: Gabriele Vacis

con:

Natalino Balasso, Fausto Russo Alesi

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