Visite guidate al Museo di Macchine “Enrico Bernardi” dell’Ateneo

In occasione del centenario della morte del Prof. Enrico Zeno Bernardi, il museo di Macchine dell'Università di Padova a lui dedicato, e fortemente voluto dai suoi familiari, apre le porte ad una serie di visite guidate volte a valorizzare l’inestimabile patrimonio lasciato alla città di Padova dal prof. Enrico Bernardi, pioniere dell’automobilismo.

Da venerdì 29 marzo a venerdì 26 luglio 2019, con frequenza mensile, il Museo apre le porte alle visite guidate per accompagnare il pubblico alla scoperta del mondo dei motori a combustione interna grazie, ovviamente, ai manufatti innovativi di Enrico Zeno Bernardi considerato come una delle glorie italiane dell’automobilismo. Il visitatore scoprirà la vita, gli interessi e i numerosi progressi tecnologici messi a punto dalle innate doti tecnico-scientifiche del prof. Enrico Bernardi ad esattamente cento anni dalla sua morte. Grazie alla struttura innovativa del museo, oltre a visionare i manufatti presenti, il visitatore potrà, con l’ausilio di monitor multimediali, visionare sia gli scritti autografi del Bernardi sia vedere “in funzione” le macchine da lui realizzate.

Tra le opere conservate all’interno del Museo, spicca l’originale vettura Bernardi a 3 ruote, unico esemplare al mondo di automobile Bernardi funzionante con la meccanica originale.

Il manufatto, risalente al 1899, è spinto da un motore monocilindrico orizzontale a quattro tempi di 625 cm3 in grado di sviluppare una potenza di 2.34 CV alla velocità nominale di 770 giri al minuto. Il propulsore, messo a punto dal Bernardi stesso, è in grado di spingere il veicolo fino ad una velocità di 35 km all’ora.

Questo modello di autovettura, grazie alle numerose soluzioni meccaniche originali introdotte dal Bernardi (la reticella di platino, il carburatore a getto di carburante, il radiatore a tubi d’aria ed il distributore meccanico dell’olio), è stato in grado, tra il 1898 ed il 1900, di vincere 7 gare internazionali su 12 alle quali ha partecipato.

L’ingresso al Museo è gratuito con prenotazione obbligatoria:

https://www.musei.unipd.it/it/museo-macchine-scoperta-pioniere-dellautomobilismo

Le date

Enrico Zeno Bernardi

Enrico Zeno Bernardi nacque a Verona il 20 maggio 1841.

Enrico Bernardi, già durante gli studi secondari, dimostra una innata passione per lo studio e le attività manuali, e per queste ragioni ama trascorrere le ore libere nelle officine dei fabbri ferrai cittadini. Luoghi questi dove il giovane Enrico poteva coltivare l’interesse per le lavorazioni meccaniche quali quelle della forgiatura e della fonderia, e le tecniche dell’aggiustaggio.

Il tempo trascorso con i fabbri ferrai consentì al Bernardi non solo di acquisire e, successivamente, perfezionare le sue innate doti manuali ma anche, e forse soprattutto, di dare libero sfogo alle sue spiccate capacità inventive. Nel dicembre del 1856, il Bernardi appena quindicenne presentò all’Esposizione veronese dell’agricoltura un modello di locomotiva e uno di macchina a vapore. La qualità e la raffinatezza dei modelli presentati spinse la giuria a conferire al giovane Bernardi la “Menzione onorevole”. Nell’ottobre del 1859, Enrico Bernardi si iscrisse alla Facoltà di Matematica dell’Università di Padova. Nella sua tesi di laurea Bernardi affrontò trentatré temi diversi, che andavano dall’economia rurale alla geodesia, dall’idrometria alla matematica pura e applicata, dalla geometria descrittiva all’architettura civile, stradale e idraulica, dal disegno architettonico al disegno di macchine fino ai trattati legali. Enrico Zeno Bernardi conseguì il titolo di dottore in Matematica nel giugno del 1863 a soli 22 anni acquisendo una ampia e profonda cultura che gli consentì di affrontare successivamente con estremo rigore i più disparati problemi della fisica applicata. Conseguita la laurea, Enrico Bernardi rimase a Padova come assistente presso le cattedre di geodesia, idrometria, meccanica razionale e fisica sperimentale fino al 1867, quando vinse il concorso per la cattedra di fisica e meccanica del Reale Istituto Professionale Industriale di Vicenza. Con l’inizio della carriera di docente ebbe avvio un’intensa attività scientifica su un’ampia varietà di temi: dalle costruzioni meccaniche alla meccanica dei solidi, dalla meccanica dei fluidi all’aerodinamica, dall’idraulica alla matematica, dalla geometria alla elettricità, dalla astronomia alla fotografia a colori, mostrando un incredibile temperamento eclettico favorito e sostenuto oltre che da doti naturali anche dalla formazione culturale acquisita durante il periodo di formazione accademica. A partire dal 1870, periodo in cui era particolarmente sentita in ambiente industriale l’esigenza di macchine motrici di piccola potenza che costituissero una valida alternativa alle ingombranti e costose motrici a vapore, il Bernardi inizia ad affrontare le problematiche connesse alla pratica realizzazione di un motore atmosferico. Attività questa che sfocia, nel 1874, nel primo prototipo di motore atmosferico. Nel 1876 Enrico Bernardi divenne preside dell’Istituto ove insegnava, e ricoprì tale incarico fino al 1878. Anno in cui fu chiamato, come professore straordinario di macchine agricole, idrauliche e termiche, alla Regia Scuola di Ingegneria di Padova, dove diresse il Gabinetto, poi Istituto, di Macchine dal 1879 al 1915.

Nel 1882 Bernardi richiese alla prefettura di Padova la privativa industriale per un motore misto atmosferico e ad azione diretta, denominato Motrice Pia. La macchina fu costruita in due versioni: una operante a gas illuminante e l’altra, prima in Europa, a benzina. Nel medesimo anno, il 1882, Bernardi brevettò il primo motore a scoppio funzionante a benzina del mondo, due mesi prima di Benz e un anno e mezzo prima di Daimler. Nel 1886, il Bernardi diventa professore Ordinario della Regia Scuola di Ingegneria di Padova, e nello stesso periodo volge il proprio interesse scientifico verso i motori a quattro tempi poiché, nel frattempo, era venuta a decadere la privativa industriale rilasciata a Nicolaus August Otto. L’attività di studio del Bernardi si conclude intorno al 1889, anno in cui realizza il primo prototipo di motore a quattro tempi, denominato Lauro.

Qualche anno più tardi, nel 1894, Bernardi realizzò la prima automobile italiana. L’automobile è dotata di 3 ruote, ha un motore posteriore monocilindrico e sviluppa una potenza di circa tre cavalli. Essa disponeva di tre marce e di uno sterzo “corretto”, secondo un brevetto depositato. Era un piccolo gioiello meccanico per l’epoca, in grado di trasportare due persone alla velocità massima di 35 km/ora. Il 4 agosto del 1896 a Padova, il Bernardi insieme agli ingegneri Francesco Giusti del Giardino e Giacomo Miari, costituì la “Miari, Giusti & C. – motore Bernardi”; azienda dedita alla costruzione delle autovetture sviluppate dal Bernardi stesso. La società si trasformò poi in “Soc. Italiana Bernardi” e fu attiva sino al giugno 1901. In questo periodo furono costruite circa 100 vetture a tre ruote e 50 vetture del successivo modello a quattro ruote. La “Soc. Italiana Bernardi” risulta così la prima vera fabbrica di automobili italiana.

Enrico Bernardi morì in una clinica di Torino il 21 febbraio del 1919, all’età di 78 anni.

Il Museo “Enrico Bernardi” fu istituito nel 1941, in occasione del centenario della nascita di Enrico Bernardi, grazie all’iniziativa del professor Mario Medici e al lascito della famiglia Bernardi, che vincolava la collocazione del museo presso una specifica struttura universitaria: l’Istituto di Macchine dell’Università di Padova. Il museo aveva l’obiettivo di conservare le opere e onorare la memoria di Bernardi, fu uno dei pionieri illustri dell’automobilismo e dei motori a combustione interna a livello non solo italiano ma anche internazionale. L’Istituto di Macchine, fondato da Bernardi nel 1879, fu assorbito nel 1988 dal Dipartimento di Ingegneria meccanica, che ne ha continuato la tradizione ed è stato a sua volta assorbito nel 2012 dal nuovo Dipartimento di Ingegneria industriale. A seguito della ristrutturazione degli edifici che lo ospitavano, il museo è stato ricollocato in una nuova sede appositamente progettata per contenente le molte testimonianze dell’opera di ingegno del Bernardi come scienziato e sperimentatore.

La nuova collocazione del museo, come nei desideri a suo tempo espressi dalla famiglia del Bernardi, espone i suoi scritti e cimeli proprio nelle vicinanze della sede universitaria a lui cara, dove tutt’oggi continua la tradizione degli studi di meccanica. Inoltre, attraverso le pareti vetrate del Museo, è sempre possibile vedere quanto in esso conservato e, grazie alle aperture dello stesso, divulgare le opere di Bernardi, contribuendo così alla conoscenza della storia dei motori a combustione interna e del contributo, ancora troppo poco noto, fornito dal Professore alla nascita dell’automobilismo. Il Museo contiene, oltre a testimonianze, lettere, manoscritti, disegni, anche un notevole numero di modelli meccanici, di dispositivi sperimentali e di motori. I principali esemplari esposti sono:

  • un motore atmosferico del periodo 1878-84, avente la potenza di 1/25 di cavallo;
  • quattro “motrici Pia” a benzina del periodo 1882-84;
  • due “motori Lauro”, costruiti tra il 1887 e il 1889 per usi industriali vari;
  • una “motrice Pia” a benzina funzionante a doppio effetto;
  • un motore a benzina da 3 CV del 1896 per impieghi fissi;
  • il triciclo a tre ruote disposte in fila, del 1893, con motore a benzina da 1/3 di cavallo;
  • una automobile a tre ruote con motore da 1.72 kW del 1894, esemplare più importante del museo.

Ognuno di questi manufatti realizzati dal Bernardi presenta elementi di innovatività assoluta per l’epoca. Lampanti esempi di ciò che il Bernardi riusciva a escogitare e tradurre in pratica “con le sue mani” sono le soluzioni innovative proposte nel motore Lauro:

  • La distribuzione: gestita da due valvole in testa comandate da un unico bilanciere azionato da un eccentrico per mezzo di una leva e di un meccanismo che ricorda quello denominato asta e bilanciere;
  • L’alimentazione: assicurata da un carburatore orizzontale a getto polverizzato di benzina, mentre il livello della benzina è mantenuto costante da un apposito galleggiante;
  • La regolazione della potenza: ottenuta variando la dosatura della miscela aspirata;
  • La distribuzione dell’olio di lubrificazione agli organi del motore e della trasmissione: meccanica, e ottenuta mediante un distributore rotativo azionato da una ruota secondaria;
  • Il dispositivo di accensione: a incandescenza; l’elemento incandescente è costituito da una reticella di platino mantenuta calda sotto l’azione di un flusso di miscela prodotto dall’apparecchio a livello costante del carburatore durante la fase di aspirazione.

Tutte queste innovazioni, derivanti da approfonditi studi teorici e innate capacità realizzative, hanno consentito al Bernardi di risolvere una moltitudine di problemi tecnico-pratici che limitavano lo sviluppo dei motori a combustione interna. Le innovazioni presenti sulle sue auto gli valsero, tra il 1898 ed il 1900, 7 primi posti, 2 secondi posti e 5 terzi posti in competizioni automobilistiche. Un risultato stupefacente considerando che le sue auto hanno partecipato a sole 12 gare internazionali (a volte parteciparono due vetture). Si noti inoltre, che la prima vittoria fu ottenuta con la vettura esposta presso il Museo di Macchine “Enrico Bernardi” nella gara “Asti-Alessandria e ritorno”: 192 km in 9 ore e 47 minuti.

Si può quindi affermare che, è grazie alle innate doti tecnico-pratiche di Enrico Bernardi, se oggi i motori a combustione interna hanno raggiunto un così elevato grado di sviluppo tecnologico e una diffusione su larga scala.

Per informazioni

https://www.youtube.com/watch?v=Ea8EbS29u5g

museo.bernardi@unipd.it

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