Cambiamenti climatici e petrolio “non estraibile”: un Convegno internazionale al Bo

La Scienza lo chiama "unburnable carbon", se ne parla in un Convegno internazionale al Bo, martedì 22 gennaio

Non è più un tabù. O almeno non lo è più all’interno della comunità scientifica internazionale che si occupa di cambiamenti climatici, di impatti sugli ecosistemi e di politiche ambientali. Il messaggio è chiaro: per stare al di sotto dei famigerati 2°C entro il 2100, ed evitare drastiche conseguenze, bisogna cominciare affrontare seriamente la possibilità di non estrazione dei combustibili fossili e di attivare per davvero percorsi di transizione energetica.

Bo

Se ne parla martedì 22 gennaio, nell’Aula Ederle di Palazzo Bo, alla prima conferenza internazionale in Italia organizzata dal Master GIScience e Centro Levi Cases, dal titolo: “Unburnable Carbon. Perchè, come e dove lasciare i combustibili fossili nel sottosuolo.” Unburnable carbon, letteralmente “carbonio non bruciabile”. Un argomento ancora poco considerato in Italia, ma di fondamentale importanza per affrontare una delle grandi sfide della società attuale e futura: i cambiamenti climatici.

Geografi padovani

Un gruppo di geografi padovani del Dipartimento ICEA guidato dal prof. Massimo de Marchi (Direttore del Master in GIScience e droni), sta lavorando da anni al progetto di mappatura di aree ecologicamente e culturalmente sensibili dove attuare politiche di transizione energetica, per lasciare gli idrocarburi nel sottosuolo.

Ricerca geografica

La loro ricerca geografica sull’unburnable carbon è germinata in Amazzonia, dove nel 2007 il governo della revolución di Raffel Correa lanciò alla comunità internazionale l’idea di non sfruttare il petrolio nel sottosuolo in una delle aree più biodiverse del pianeta, con la creazione di un fondo internazionale di compensazione economica in cambio di conservare la foresta pluviale e proteggere i popoli indigeni. Uno studio apparso sulla celebre rivista Nature (autori McGlade ed Ekins) ha fatto il resto: si stima che per limitare l’aumento della temperatura globale entro i 2°C oltre l’80% delle riserve di carbone, il 50% di quelle di gas e il 30% di quelle di petrolio, dovrebbero rimanere stoccate nel sottosuolo, restando quindi unburnable, non bruciabili. Si dovranno inoltre ridurre sempre di più le emissioni di anidride carbonica, il gas serra per eccellenza, arrivando ad abbandonare del tutto i combustibili fossili. L’Unione Europea si è data come limite il 2050, fra più di trent’anni. Nel frattempo si dovranno definire adeguate strategie per passare da un’economia basata sul petrolio ad un’economia emissioni zero, più sostenibile e rispettosa dell’ambiente.

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Unburnable carbon

Unburnable carbon, transizione energetica e sostenibilità ambientale: sono questi i temi della conferenza di domani organizzata dal Centro Levi Cases, l’organizzazione dell’Università di Padova che si occupa di ricerca scientifica e tecnologica delle fonti energetiche, in collaborazione con il Master in GIScience e Sistemi a Pilotaggio Remoto e al gruppo di ricerca “Territori delle diversità ecologiche e culturali”, coordinato dal Prof. Massimo De Marchi del Dipartimento ICEA, Università di Padova.

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