Equipe dell'Università mappa il verde in città. Padova maglia nera per consumo di suolo: 49,20%

Il comune di Padova li ha incaricati di fare una esatta quantificazione del verde. Si avvalgono di grandi tecnologie ma anche di geografi volontari. Ecco cosa hanno scoperto

E’ un gruppo di ricerca che opera tra Padova ed Amazzonia e che si occupa di sostenibilità urbana, si chiama GIS4soil. Tra le diverse attività realizzare l’analisi nel dettaglio del consumo si suolo nell’area della città di Padova. Attivo da diversi anni nell’ambito del programma di ricerca “Territori delle diversità ecologiche e culturali” e nel Master in GIScience e Sistemi a pilotaggio Remoto, per la gestione integrata del territorio e delle risorse naturali. Sono attivi presso il Dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Ambientale, dove siamo stati a trovarli.

La metodologia

Attraverso metodologie integrate di analisi satellitari, foto aeree, voluntary geography, crowdsourcig di dati geografici realizza l’analisi di dettaglio del consumo di suolo in città e la mappatura delle criticità delle piste ciclabili padovane. Così siamo andati a chiedere a loro cosa sta emergendo dalle loro rilevazioni, dalle ricerche e dall’analisi incrociata dei dati. A guidare questa equipe il professor Massimo De Marchi, direttore del Master di Secondo livello in GIScience e sistemi a pilotaggio remoto per la gestione integrata del territorio e delle risorse naturali. Con lui diversi collaboratori, tra cui gli architetti Guglielmo Pristeri e Francesca Peroni che incontriamo nell’ufficio del professore. Ma sarebbero in molti, molti di più.

Il consumo di suolo

Di consumo di suolo e di emergenze che si verificano sempre più frequentemente vogliamo sentire il parere di chi ha un approccio scientifico della materia, visto che ne leggiamo ogni giorno sui giornali ed è nell’agenda politica. “Quando – spiega la dott.sa Francesca Peroni - il suolo viene consumato, ne va a risentire tutto l’ecosistema, sia a livello di drenaggio delle acque che a livello di inquinamento urbano. Ci sono tanti servizi che il suolo e tutta la vegetazione che ci sta naturalmente sopra sono in grado di offrire, sia all’ambiente che a chi ci vive”.

Servizi naturali

Il professor De Marchi sta cercando tra delle slide quella che chiarisce più di tutto questo concetto: “In questa immagine – spiega De Marchi - fornita dalla FAO ci sono i servizi che il suolo fornisce permette la produzione di alimenti, stocca il carbonio, purifica le acque, regola il clima. Conserva la biodiversità, mitiga il ruscellamento delle acque. E’ inoltre una riserva genetica di batteri del suolo e anche di altri organismi. In più è la base per le costruzioni umane, perché fornisce materie prime. E non dimentichiamo cosa ci offre in termini di paesaggio. Tutto questo ce lo dà il suolo”.

Il suolo impermeabilizzato

Metà della “terra” della città di Padova è stata “consumata”, o meglio “Impermeabilizzata”, facciamo notare al professore. “Parliamo dell’impermeabilizzazione del suolo data dalla presenza, dall’utilizzo di elementi impermeabili come asfalto, cemento e tutto quello che riguarda l’infrastrutturazione del territorio e le costruzioni. Questo non permette all’acqua di venire drenata, limita la presenza di alberi, di verde e immaginiamo tutte le conseguenze che questo comporta”. 

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L'importanza di questo studio

Guglielmo Pristeri, è un architetto pianificatore. Insieme al collega di De Marchi,  Luigi Stendardo, gestisce un webGIS mette in connessione le informazioni. Ci mostra una mappa di Padova con una serie di categorie di verde che, richiamate, si evidenziano chiaramente e chiariscono “dove sono più presenti , aree permeabili. Capire anche dove è concentrato, se più in una zona e dove può essere meglio distribuito”, precisa Pisteri. “Noi siamo – ci tiene a precisare il professor De Marchi - nell’ambito della individuazione e misurazione, in fase conoscitiva. La parte di studio e di conoscenza è fondamentale e spesso questo aspetto viene tralasciato per la foga del fare per forza qualcosa subito. La politica troppo spesso agisce così. Quantificare quanto, ma anche dove, è il nostro compito. E mi riferisco sia al verde che alla presenza di infrastrutture o aree impermeabilizzate”.

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I geografi volontari

“E’ importante la modalità di distribuzione del verde. Vivere circondati da un ambiente dove ci sono alberi, aiuole, giardini, fa risparmiare il condizionamento estivo, è solo un esempio. Parlo di una cosa concreta, del portafoglio, anche solo mettendo da una parte la salute e la sicurezza del territorio. Anche vicino a una tangenziale cambia molto con la presenza o meno di alberi e vegetazione”. Come è organizzato il lavoro? “Visualizziamo dei dati a cui stiamo incrociando informazioni spaziali, usiamo app, immagini aeree. Poi c’è il coinvolgimento di tanti. Lavoriamo con diverse tecnologie dell’informazione geografica di concerto con dei "geografi volontari" coinvolti. Studenti e cittadini, vengono formate all'uso delle tecnologie dell'informazione geografica, persone quindi interessate a condividere e produrre dati geografici con la finalità che è preservare il proprio territorio. Non c’è nulla di più preciso dell’occhio umano. Serve anche questo per una mappatura nei minimi dettagli. Sono processi partecipati e le informazioni poi sono tutte condivisibili con dato aperto”. Il lavoro che stanno facendo sarà messo a disposizione del comune che li ha incaricati di farlo per conoscere l'entità del verde privato e delle aree verdi non egstite dal comune. E' una fase preliminare a migliori decisioni.

Padova, 49% di suolo impermeabilizzato

Ci sono ancora alcune cose che ci vogliono illustrare. “Qui si vede invece il dato complessivo della città, che secondo noi non è ancora approssimato, e a noi invece serve un dato solido. Mappatura del verde della città, il comune di Padova chiede una ricerca sulla quantificazione del verde, ciò che non è impermeabilizzato quindi. A livello nazionale non viene contabilizzato l’agricolo, noi invece teniamo conto di tutto. Padova è una città che ha un dato di territorio impermeabilizzato altissimo, 49,20%, va verificato anche se è chiaro che la situazione molto critica sulla quale è possibile intervenire. “Da un lato c’è da intervenire non perdendo altro suolo capace di generare servizi eco-sistemici. A dire il vero anche il terreno agricolo è capace di produrre servizi eco-sistemici, quindi anche per questo servono dati certi. Certo capire come da subito ridurre gli impatti almeno con tetti e infrastrutture verdi applicate agli edifici o alle aree infra-strutturate, o rendere meno impermeabili i parcheggi, incentivare la cura del verde privato, aumentare le alberature stradali, sono tutte iniziative che di certo migliorano la situazione, perché da come siamo messi, qualsiasi cosa si fa migliora di certo una situazione che è molto seria.”

La rigenerazione urbana 

Peroni e Pristeri ci tengono a mostrare ancora un altro aspetto. “Rigenerazione vuol dire anche individuare edifici in disuso e aree abbandonate. Capire che strategie possono essere messe in atto per far rinascere certi luoghi. Recuperare aree dismesse senza erodere suolo, questo è uno degli obiettivi di un altra ricerca che sta partendo. Individuare luoghi cementificati però abbandonati, per dare la possibilità di poterli recuperare e restituendoli al verde, limitando anche il pericolo che qualcun altro un giorno ci possa ricostruire sopra”.

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