Ampliamento discarica di Carmignano di Sant'Urbano, i comitati ambientali sul piede di guerra

Il Progetto era già stato bocciato nel 2015 dalla Regione Veneto, per l’opposizione dei Comitati e degli amministratori comunali  dell’epoca

Bassa padovana

C'è una nuova vertenza ambientale, nella bassa padovana e riguarda la decisione di ampliare l'impianto della discarica di Carmignano di Sant'Urbano. Francesco Miazzi che è da anni uno dei portavoce dei movimenti ambientalisti nella zona, lancia l'allarme: «Con questo ulteriore ampliamento si allunga la vita ad una discarica che stava andando verso l'esaurimento. E invece, prima la notizia che arriveranno i rifiuti di Rovigo, poi quelli di Belluno, poi quelli di Verona, poi quelli di Treviso, poi quelli di Venezia e infine l'ampliamento di 1 milione di metri cubi. Se pensiamo che l'impianto (una superficie di 570.000 metri quadri), ha un volume di 3,75 milioni di metri cubi (riceve ogni giorno una media di 500 tonnellate di rifiuti assimilabili), significa chiedere un ampliamento di circa il 30%! Nei propositi di Luca Zaia la bassa padovana è destinata a rimanere la pattumiera del Veneto. Auspichiamo un moto di ribellione anche da parte degli amministratori locali».

I comitati

I comitati hanno così dato appuntamento a giovedì 6 febbraio, alle ore 21.00, nella sala civica di Carmignano di Sant’Urbano, in Via Roma 14. Ci sarà la presentazione pubblica del progetto e dello studio di impatto ambientale.

Il comunicato

Ecco il comunicato che lancia e spiega l'iniziativa, firmato dal Comitato popolare "Lasciateci Respirare" di Monselice, di Terre nostre - Veneto e dell'Associazione L’altra Este: «Questo territorio ha gia’ dato, per questo diciamo no, all’ ampliamento della discarica di Sant’Urbano! Chiediamo di procedere con il percorso “rifiutizero” evitando così inceneritori e discariche, che per gli affari di pochi, devastano l’ambiente e minano la salute di migliaia di persone. Lo chiamano “Progetto di valorizzazione della discarica tattica regionale, ubicata a Sant’Urbano”, in realtà si tratta della richiesta di ampliamento di circa 1 milione di metri cubi di rifiuti, mascherato da “riconformazione morfologica della copertura finale della discarica”. Il Progetto, già bocciato nel 2015 dalla Regione Veneto per l’opposizione dei Comitati e degli amministratori comunali  dell’epoca, viene ora sfacciatamente ripresentato. Ricordiamo che decine di migliaia di tonnellate di fanghi provenienti dalla Miteni di Trissino, sono finite in questa discarica sotto il codice «070712» ovvero «fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti». La Miteni nel solo 2016 avrebbe conferito in discarica ben 360 t di questi fanghi. A maggio 2018, il Comune di Sant’urbano è stato inserito nella mappa dei comuni veneti a rischio Pfas.La GEA srl (società che gestisce la Discarica,) si è prontamente attivata per realizzare un impianto (unico nella Regione),  per il trattamento del percolato e l’abbattimento dei PFAS. Questa discarica insiste su un’area caratterizzata dalla presenza di un fitta rete idrografica compresa tra il canale Garzone e il fiume Adige, che alimenta gli acquedotti delle provincie di Padova e Rovigo e dove persiste il rischio d’alluvioni. Questo progetto di ampliamento non riguarda quindi solo Sant’Urbano, ma tutto il territorio. Fermare questa “discarica tattica regionale” significherebbe fermare la logica della discarica e dell’incenerimento, costringerebbe ad accelerare il percorso virtuoso nella gestione dei rifiuti».

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