Campo San Martino, Adl Cobas mobilita i lavoratori dell'ex macello. Il sindaco: «Si apra un tavolo in Regione»

Sabato ennesima manifestazione, presente anche il primo cittadino, Paolo Tonin. I lavoratori reclamano stipendi arretrati e Tfr

Una nuova mobilitazione dei sindacalisti di Adl Cobas con i lavoratori e le lavoratrici del macello ex F.lli Tosetto ora gestito dalle società Vitaly e Vitaly Food (società sempre della famiglia Tosetto) si è svolta sabato 17 novembre. 

I lavoratori

«Ad oggi, quando siamo già oltre metà di novembre, non abbiamo ancora ricevuto la retribuzione di settembre e la quattordicesima del 2018, per non parlare dei lavoratori “sgraditi” che per esplicita ritorsione aziendale non hanno più ricevuto le retribuzioni rispettivamente da luglio od agosto 2018. Tutti noi inoltre avanziamo ancora il saldo della quattordicesima 2017 e la retribuzione del mese di aprile maturata alle dipendenza della vecchia ditta, la F.lli Tosetto. Oggi siamo scesi in piazza perché la misura è colma! Chiediamo alle istituzioni, a partire dal Comune di Campo San Martino, di sostenerci concretamente ponendo in essere tutte le iniziative e forme di pressione per metterci di avere i nostri soldi, garantire la continuità lavorativa o una fuoriuscita che tuteli i nostri diritti e permetterci di andare a lavorare in un ambiente sicuro, organizzato e dove la nostra dignità non venga calpestata».

Il sindaco Paolo Tonin

Abbiamo così contattato anche il sindaco, di Campo San Martino, che ha ricevuto i lavoratori e i sindacalisti: «Sabato c’è stata questa iniziativa promossa dal sindacato Adl Cobas e dai lavoratori. Li ho ricevuti e abbiamo parlato a lungo della questione. Mi hanno illustrato tutta la situazione, che io ben conoscevo perché stiamo parlando di un’azienda che ha sempre dato lavoro, una realtà importante per questo territorio. Anche alla famiglia Tosetto va la mia solidarietà».Concretamente, cosa può fare un'amministrazione? «Quello che stiamo tentando di fare è creare un tavolo con la Regione per andare incontro ai lavoratori. Ci sono persone che non ricevono lo stipendio da mesi, che hanno impegni come il mutuo da pagare o i ragazzini da far crescere. Sono problematiche che toccano un sindaco, stiamo parlando della sua comunità. Mi sono così subito attivato, contattando l’assessore regionale Donazzan, la quale ha bisogno di raccogliere tutti i dati di cui si necessita per aprire un tavolo in Regione». Anche la famiglia Tosetto ha avuto modo di sentire? «All’inizio della crisi, primavera scorsa, li avevo anche ricevuti, i titolari dell’azienda, ed erano fiduciosi che si potesse trovare una soluzione. Poi la situazione è precipitata».

Adl Cobas

«Vogliamo far capire alla cittadinanza e alle istituzioni - spiegano i rappresentanti dei lavoratori - che siamo stufi di essere trattati come bancomat da una società alla quale abbiamo dato per moltissimi anni tutta la nostra disponibilità e fiducia. La crisi di commesse che ha coinvolto il macello negli ultimi anni ha visto un forte ridimensionamento dell’organico aziendale, la cassa integrazione e più recentemente il passaggio della gestione delle attività di macellazione e trasformazione a due società di capitali sempre della stessa famiglia Tosetto con il successivo fallimento della vecchia ditta F.lli Tosetto sas. Nonostante questa operazione, che ha permesso di liberarsi di qualche milione di euro di debiti - con fornitori, banche, il Comune di Campo San Martino, INPS, Agenzia Entrate, ULSS e i lavoratori solo per citare alcuni - l’azienda non ha avuto comunque la capacità di risalire la china ed acquisire nuovi clienti e nuove fette di mercato, anzi la situazione si è fatta sempre più difficile, al punto che la produzione si è ridotta a pochi giorni la settimana. Le aziende nascono, crescono e talvolta cessano. Questo è il mercato e lo possiamo in qualche modo accettare. Ciò che però non possiamo accettare, soprattutto dopo tanti anni in cui abbiamo garantito flessibilità oraria e retributiva molto oltre il dovuto, è quella di essere trattati come servi della gleba che dovrebbero lavorare quando e come vuole l’azienda senza chiedere stipendi, diritti, sicurezza, igiene, senza poter avere la possibilità di trovare nuove strade lavorative perché paradossalmente l’azienda non vuole licenziare per non pagare la tassa sul licenziamento e soprattutto i TFR. Per di più da alcune settimane a questa parte dobbiamo assistere anche all’utilizzo di una non ben definita cooperativa nella fase di macellazione per risparmiare e sostituire i lavoratori ritenuti “sgraditi” che secondo l’azienda dovrebbero dimettersi senza rivendicare nulla e poter accedere all’indennità di disoccupazione».

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