"Carenza di medici", interviene Presidente Ordine Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Padova

Paolo Simioni, Presidente Ordine Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Padova: «E' dal ministero che devono arrivare le risposte»

In settimana, stimolati del governatore del Veneto, Luca Zaia, è tornato di grande attualità il tema della carenza dei medici. Al dibattito si è aggiunta la voce di Paolo Simioni, Presidente Ordine Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Padova. Ecco cosa ha dichiarato:

«Tre parole che sono diventate un consumato refrain, un ritornello che finisce per girare attorno al problema, senza mai andarne al cuore. "Carenza di medici", tre parole che ribalzano dai Tg nazionali alle cronache locali, in un tourbillon di circonlocuzioni, riflessioni, ragionamenti che di rado arrivano al dunque. E il "dunque" a mio avviso è tutto racchiuso nei numeri: ci sono 18mila domande a fronte di 9mila posti disponibili. Significa che ogni anno ci sono 9mila giovani colleghi, condannati al limbo dell'attesa, che non riusciranno, in prospettiva, a lavorare per via della mancanza di possibilità di entrare, oggi, in un canale formativo post-lauream. E' a livello centrale, ministeriale, che deve giungere un segnale forte, con il finanziamento di un maggior numero di borse di studio, altrimenti i tanti giovani che in questi giorni hanno tentato i test per entrare nelle Scuole di Specialità medica saranno costretti, ancora per molto, a masticare amaro. C'è carenza di medici, si dice ormai da tutte le parti, si soffre la mancanza di pediatri, di chirurghi generali, di anestesisti, di prontosoccorsisti, di ginecologi, con la coda di polemiche per il ricorso a "medici-coop" (con quale preparazione? con quali garanzie per l'assistito/utente? Con quale livello qualitativo per la professione?) ma se non si prende il toro per le corna, allargando la capacità ricettiva di questi test con colli di bottiglia attualmente troppo stretti, si rischia di impantanarsi ulteriormente nelle sabbie mobili. La Regione Veneto, per quanto le compete, ha finanziato un numero crescente di borse di specialità, ma la manovra sostanziale, definitiva, deve essere adottata da Roma. Molti parlano poi di disaffezione alla Professione. Io non lo credo, probabilmente la percezione di un percorso molto più impegnativo rispetto ad altri, meno faticosi, che danno risultati più celeri e ritorni più immediati, soluzioni occupazionali meno coinvolgenti fisicamente ed emotivamente, che chiedono forse un tributo di passione più contenuto. Fare il medico, ne sono fermamente convinto, rimane un’autentica vocazione. Ma i nodi sono tanti. Laureati e poi? Una volta guadagnata la corona d’alloro, le borse di studio per le Scuole di Specializzazione sono comunque contingentate e una parte di medici rimane senza la possibilità di proseguire un percorso formativo guidato, esce magari temporaneamente da una strada ben  predefinita e resta relegata in un sottobosco talvolta di sottoccupazione o occupazione comunque inadeguata rispetto alle reali potenzialità del singolo. Questo è un problema che, come Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Padova, abbiamo ben presente tanto da aver istituito un osservatorio permanente che monitora, nella nostra area, questa discrepanza. Abbiamo anche attivato a livello regionale un confronto per  trovare soluzioni alternative per quei medici neolaureati che rimangono esclusi per uno o più anni dalla formazione post-laurea tradizionale. Un altro aspetto da considerare è che la Scuola di Medicina di Padova è tra le più impegnative in Italia, giustamente percepita come selettiva e tutt’altro che facile. Ritengo non si possa e non si debba in nessun modo derogare dall’alta qualità della formazione delle Scuole di Medicina, formazione che va sempre tutelata: da questo punto di  vista la tendenza di taluni studenti usciti dalle scuole superiori potrebbe essere tuttavia quella di scegliere Facoltà o Università percepite come meno difficili. Nonostante questi aspetti su cui c’è sicuramente da lavorare nell’ottica di un miglioramento complessivo, intraprendere la Professione medica rimane sempre molto, molto affascinante. Un medico preparato e coscienzioso è nella condizioni migliore per poter aiutare il suo prossimo, i propri pazienti che si trovano in momenti di grande vulnerabilità e debolezza in seguito a malattie, le loro famiglie che per effetto di tali patologie devono affrontare spesso situazioni drammatiche. Quale ideale più bello e più nobile può esserci nella vita di sapere e volere aiutare gli altri? I giovani che sognano il camice bianco, e ce la mettono tutta per indossarlo, lo sanno bene».

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