"Caso anagrafe": perché il giovane ivoriano è stato iscritto e da dove fugge

L'avvocata Chiara Pernechele, legale del giovane ivoriano: «L'iscrizione all'anagrafe è un passaggio che lo toglie da uno stato di invisibilità. Il prossimo è fargli ottenere lo status di rifugiato»

Didier Drogba

Didier Drogba è l'ivoriano più famoso del mondo. Drogba è stato un grandissimo campione, prima in Francia con la maglia del Marsiglia e poi in Inghilterra con quella dei blues di Chelsea. E' stato uno dei pilastri del nuovo corso della squadra londinese, che dal momento in cui è diventata di proprietà del magnate russo Roman Abramovich, nel 2003, cambia le gerarchie della Premier League, la massima divisione inglese. Nel 2012, proprio grazie a un gol di Didier Drogba il Chelsea vince la sua prima e unica Champions League, ai rigori contro il Bayern. Il gol di Drogba spegne il sogno dei bavaresi che quella partita la giocano in casa, all'Allianz Arena. Ma anche senza quella vittoria per il popolo ivoriano Didier Drogba era già leggenda perché nessuno, nel suo Paese era riuscita una impresa che è riuscita solo a lui. Far fare la pace alle fazioni in guerra nel suo Paese. Usando il pallone. 

Pace?

Nell'ottobre 2006 il Paese è martoriato dalla guerra ma allo stesso tempo la nazionale di calcio ha raggiunto per la prima volta la qualificazione per la fase finale della Coppa del Mondo. E' in quel momento, esattamente l'8 ottobre 2005, che Didier Drogba chiede ai suoi connazionali, uniti per la prima volta, ed è la passione per gli elefanti, (Les Éléphants, così viene chiamata con affetto dai tifosi la nazionale di calcio. n.d.r.) che li tiene insieme,  che spinge il calciatore e capitano a chiedere alla sua gente di smettere di farsi la guerra, di uccidersi tra loro. Questo gesto un po' visionario, accaduto di fronte a tre milioni di persone assiepatesi nella capitale per salutare i loro eroi, ha dato il via al tentativo di arrivare alla pace. La storia ci dice che le cose non sono andate per il meglio e che i massacri che hanno preceduto una spreranza di soluzione politica sono barriere insormontabili. E oggi in Costa d'Avorio vige una pace apparente, in vista della presidenziali, che dovrebbero svolgersi ad ottobre 2020. L'uso del condizionale mai come in questi casi è d'obbligo. 

Guerra

I due contendenti alla poltrona di presidente sono quello che la occupa attualmente, Alassane Ouattara, che finge incertezza prima di annunciare la corsa per un terzo mandato. Laurent Gbagbo dovrebbe essere il suo competitor. L’ex presidente ha trascorso sette anni nelle prigioni dell’Aja accusato dalla Corte penale internazionale di svariati crimini di guerra, per le violenze efferate a seguito delle presidenziali 2010. In quella occasione infatti si rifiuta di accettare la vittoria di Ouattara, che va detto, fu molto contestata anche fuori dal Paese. Questo provoca disordini e come spesso capita in Africa, massacri. Gbagbo e i suoi collaboratori sono stati prosciolti, per queste ultime acccuse.

Scelte

Se vi state chiedendo perché raccontiamo queste cose, è solo perché è doveroso contestualizzare da dove fugge il giovane ivoriano a cui si da la caccia, giornalisticamente parlando, si intende, per il fatto di essere stato iscritto all'anagrafe da richiedente asilo. Perchè il giovane, di cui noi di PadovaOggi, per scelta, non abbiamo rivelato luogo dove lavora e altri particolari che potrebbero dare indizi su chi esattamente sia, ha un trascorso di violenze, viste e subite.  Invece che i particolari pruriginosi scegliamo quindi di cercare di capire come mai l'amministrazione comunale ha preso questa decisione, in base a che principio. 

Decreto Salvini, come bisogna comportarsi

Appena il decreto Salvini è stato emanato si è avviato un gruppo di studio volontario di questa materia specifica, in particolare in relazione alla residenza e alla iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo post decreto, appunto. Il gruppo di studio è composto da docenti dell’Università di Padova del Centro Diritti Umani e da un gruppo di avvocati delle associazioni che si occupano di immigrazione,  come i Giuristi Democratici, Asgi e Avvocati di strada e con l’ausilio anche di un costituzionalista, il ricercatore Fabio Corvaja. Lo studio era sotto l’egida dei professori Marco Mascia e Paolo De Stefani. Questo lavoro non è legato a questo caso specifico e ha prodotto un documento scritto, di una ventina di pagine, consegnato all’amministrazione in cui venivano esaminati i pro e i contro della mancata iscrizione anagrafica. Il sunto del documento è che l’unica interpretazione costituzionalmente orientata e conforme alla costituzione conduce alla necessità dell’iscrizione anagrafica. Uno dei motivi, è facile spiegarlo facendo un esempio pratico, Il Comune di Padova, nella fattispecie, non ha il controllo delle persone che vivono materialmente nella città se non sono iscritte all'anagrafe. Questo è in contrasto con la stessa legge. Perché è vero che esiste il diritto di chi vive in una determinata comunità a ottenere l’iscrizione anagrafica ma corrispondentemente esiste anche il dovere di comunicare la propria residenza. L’iscrizione infatti viene imposta su segnalazione della polizia locale e su segnalazione dell’amminstrazione. La residenza è un diritto dovere per il cittadino e per l’amministrazione. I precedenti di Firenze e Bologna, in casi analoghi, confermano questo principio. 

Avvocata Pernechele

L'avvocata Chiara Pernechele, come tutti coloro che abbiamo contattato o incontrato per raccogliere le informazioni su questa vicenda, protegge il protagonista ma non si sottrae a delle domande. Anche lei è sopresa di tanta attenzione: «Certo, a parte quello che impone il diritto, stiamo parlando di un ragazzo molto volonteroso, istruito, che ha subito imparato la lingua e un mestiere. A prescindere però dal caso specifico, l'iscrizione all'anagrafe è un passaggio che lo toglie da uno stato di invisibilità, anche se il termine può sembrare un po' forte. Lui mi ha nominato suo avvocato per il ricorso a fronte provvedimento di diniego della protezione internazionale pronunciato dalla Commissione Territoriale per la Protezione Internazionale. Tale provvedimento è stato impugnato e stiamo aspettando la fissazione dell'udienza. Lui non può tornare in Costa d’Avorio perché correrebbe un serio rischio. Non sarebbe mai fuggito se avesse potuto rivolgersi all'ambasciata italiana per fare richiesta di un visto di asilo». 

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