Comdata: trovato un accordo che evita 225 licenziamenti, ma non la cassa integrazione

L'accordo evita il licenziamento dei lavoratori impiegati dalla multinazionale dei call center, a Pozzuoli e Padova. Il ministro Di Maio:"si è scongiurata una pesante perdita di posti di lavoro"

Trovato l'accordo per il ritiro dei licenziamenti da parte di Comdata. Ora la bozza del provvedimento sarà sottoposta ai lavoratori. Gli stabilimenti di Padova e Pozzuoli rischiavano la chiusura, scongiurato il rischio di licenziamenti ma non quello della cassa integrazione.

L'accordo

L'accordo evita il licenziamento di 225 lavoratori impiegati da Comdata, multinazionale dei call center, a Pozzuoli e Padova. Per il ministro Di Maio, "si è scongiurata una pesante perdita di posti di lavoro".

Di Maio

"Sono lieto per i risultati raggiunti in cosi' breve tempo - osserva Di Maio - grazie al contributo di tutte le parti per la salvaguardia dei livelli occupazionali'. Di Maio assicura che il Governo garantirà sostegno "per superare questo momento di difficolta'" e nel contempo "è importante che si concretizzi il piano di rilancio produttivo'.

Leu non convinta

Luca Pastorino, segretario di presidenza alla Camera per Liberi e Uguali, non è affatto entusiasta della soluzione proposta: “E' stato siglato al Ministero del Lavoro un'ipotesi di accordo per il ritiro dei licenziamenti su Padova e Pozzuoli di Comdata. Dopo la mia Interrogazione speravo che le basi fossero diverse invece questo è un accordo monco. I lavoratori avranno solo accesso ad ammortizzatori sociali, mesi di solidarietà, incentivi al licenziamento e altri strumenti che purtroppo servono solo a curare una embolia con un cerotto”. Cosa non convince lo spiega chiaramente: “Dopo le rassicurazioni in aula del Ministro Di Maio sulle crisi industriali con riferimento a Comdata mi aspettavo un accordo che fosse risolutivo per i 278 lavoratori di un’azienda che nel 2019 ha annunciato un fatturato di 1 miliardo di euro. Per l’ennesima volta ci troviamo di fronte ad aziende che fanno profitto grazie a licenziamenti massicci e ai soldi di contribuenti. Il Governo e il Ministero sono complici di questa grave situazione e dimostrano scarsa abilità nella gestione e nella negoziazione di crisi industriali”. “Ribadisco - conclude Pastorino - che alla base serve una politica strutturale di sostegno a quelle aziende che offrono continuità contrattuale e qualità del lavoro”.

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