“Mai più 17 giugno”: la cerimonia di commemorazione per Mazzola e Giralucci

Uccisi a colpi di pistola nel 1974 in via Zabarella dalle Brigate Rosse: posta una corona sul luogo del delitto

Un momento toccante: si è tenuta nel pomeriggio di lunedì la cerimonia di commemorazione per il 45esimo anniversario della morte di “Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, prime vittime delle Brigate Rosse qui barbaramente uccisi il 17 giugno 1974”

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La commemorazione

Così recita la targa affissa al civico 24 di via Zabarella, luogo in cui si trovava la sede del Movimento Sociale Italiano e dove il militante Graziano Giralucci - trentenne rugbista e fondatore del Cus Padova - e Giuseppe Mazzola (sessantenne ex carabiniere in pensione che si occupava della contabilità) persero la vita sotto i colpi di pistola sparati da un commando composto da cinque brigatisti. Una celebrazione a cui hanno partecipato le alte cariche di carabinieri, polizia e guardia di finanza, il questore Paolo Fassari, il prefetto Renato Franceschini e il sindaco Sergio Giordani, con questi ultimi che hanno deposto ai piedi della targa una corona quale omaggio ai due uomini mentre una tromba faceva risuonare le note del “Silenzio”. Presente alla cerimonia anche il vicesindaco Arturo Lorenzoni e il primo cittadino di Montegrotto Terme, Riccardo Mortandello, nonché l’assessore regionale Elena Donazzan, esponenti politici quali Elena Cappellini e Raffaele Zanon e ovviamente Silvia Giralucci, consigliere comunale e figlia del compianto Graziano.

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Il discorso del sindaco Giordani

Di seguito il testo del discorso del sindaco Sergio Giordani: “Autorità, signore signori. Quarantacinque anni fa in questo luogo le Brigate Rosse assassinarono due nostri concittadini. Un giovane padre di famiglia, Graziano Giralucci e un ex Carabiniere Giuseppe Mazzola, i cui nomi si sono aggiunti alla lista, davvero troppo lunga, delle vittime del terrorismo in questo Paese. Eravamo agli inizi di quel lungo periodo della nostra Repubblica che oggi ricordiamo come quello degli anni di piombo, e dal quale siamo usciti per merito non solo dell’encomiabile lavoro delle Forze dell’ Ordine e della magistratura, ma anche della fermezza da parte di tutte le Istituzioni nel contrastare chi metteva a rischio la nostra democrazia. Anni di piombo, sia per il clima di violenza e paura che si viveva in molte città, e Padova fu tra queste, sia per il ricorso sempre più frequente alle armi in una folle escalation del terrore. La magistratura ha stabilito responsabilità e pronunciato le sentenze di condanna, gli storici ricostruiscono e inquadrano quegli avvenimenti nel contesto sociale e politico di quegli anni. Il nostro compito oggi è altrettanto importante. Innanzitutto, doverosamente, ricordiamo i nostri concittadini Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, vittime incolpevoli di un odio politico cieco e assurdo Ma soprattutto ribadiamo in modo netto e inequivocabile che in democrazia non ci devono, mai, essere nemici, ma solo avversari con cui confrontarsi. Questa città non accetta e non accetterà mai la violenza come metodo di confronto politico, da qualunque parte essa provenga. Violenza che voglio sottolineare, non è solo quella criminale compiuta con le armi, ma anche quella fisica e quella verbale, quest’ultima purtroppo spesso sottovalutata, ma che può, anche indirettamente, creare tensioni che degenerano in fatti violenti. Il senso di questo ricordo, il 17 di giugno, è certamente quello di tenere viva la memoria dei due nostri concittadini uccisi, ma anche quello di non dimenticare quanto accadde a Padova e in tutta Italia in quegli anni, perché non si ripetano mai più fatti del genere. Un messaggio che deve giungere soprattutto ai più giovani, che non hanno vissuto quella oscura stagione di irrazionale violenza. Non dobbiamo temere di confrontaci anche con i momenti più bui del nostro passato, dobbiamo essere attenti oggi a non trascurare eventuali segnali di un ritorno all’odio e alla violenza politica. Questa città non dovrà mai più rivivere quella stagione di odio e di lutti”.

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